di Dan.Bo.
«Una condotta insindacabile nel merito alla stregua di scelte né irragionevoli, né abnormi e anzi dotate di giustificazione palesata nell’esigenza di non interrompere il servizio». È questo uno dei passaggi chiave della sentenza con cui, nelle scorse ore, la Corte di Cassazione ha messo definitivamente fine alla vicenda Umbria mobilità, confermando quanto deciso già in primo e secondo grado.
La vicenda Nel 2016 l’allora procuratore regionale della Corte dei conti, Antonio Giuseppone, aveva spedito 45 inviti a dedurre agli ultimi tre cda di Umbria mobilità, ai membri dell’Amministrazione regionale (l’intera giunta del Marini I e quasi tutta quella del bis), consiglieri regionali e buona parte del Consiglio provinciale del 2009, oltre a dirigenti e dipendenti pubblici che hanno partecipato all’iter per i finanziamenti all’ex azienda unica del Tpl, messa in gravissima difficoltà dal mancato incasso dei crediti romani e non solo. La Procura chiedeva la condanna al risarcimento di una cifra monstre pari a più di 44 milioni di euro; soldi che si riferiscono ai contributi erogati dopo la crisi di liquidità esplosa nell’estate 2012: in particolare 17 milioni di finanziamenti, l’aumento di capitale da cinque milioni e il prestito da 3,6 milioni erogato dalla Provincia.
La sentenza La Corte dei conti in primo grado aveva sostanzialmente assolto tutti, spiegando che gli amministratori pubblici hanno tutelato un diritto fondamentale come quello alla mobilità; in un altro passaggio si sottolineava «l’incensurabilità dell’operato dei convenuti», che non può essere soggetto a verifica «a meno di non pretendere di sostituirsi alle scelte discrezionali dell’amministrazione». Concetti ribaditi anche nella sentenza di secondo grado e ora in quella della Cassazione. I giudici scrivono infatti che non si può valicare il cosiddetto «merito amministrativo» e che va messo in risalto «un corrispondente apprezzamento di insindacabilità della decisione per come assunta, in termini sostanzialmente anche assolutori dalla responsabilità». Insomma, la magistratura contabile non può entrare nel merito delle scelte discrezionali politico-amministrative, fatte in questo caso a difesa di un diritto pubblico essenziale.
Marini In un comunicato l’ex presidente Catiuscia Marini, difesa dall’avvocato Nicola Pepe, sottolinea che la sentenza «rende giustizia all’operato da me svolto come presidente della regione e ai colleghi assessori». «Le motivazioni – aggiunge – confermano la correttezza e il buon operato al quale ho sempre improntato la funzione di presidente, avendo sempre anteposto la tutela dell’interesse pubblico a ogni decisione amministrativa». «Sono stata sottoposta, come amministratore regionale insieme anche ai miei colleghi della giuunta – continua – a numerose e violente polemiche che hanno colpito la mia persona e i miei affetti più cari, talvolta contribuendo a distorcere la mia immagine di persona e amministratore corretta e onesta verso i cittadini e la comunità regionale anche con ricostruzioni falsate e distorte della realtà volte ad influenzare negativamente l’opinione pubblica».
L’ex presidente A commentare la sentenza è anche Lucio Caporizzi, ex dirigente della Regione chiamato a presiedere UM nel momento più difficile: «L’incarico, gravoso e difficoltoso – ricorda – venne svolto senza alcun compenso, l’azienda via via risanata e poi venduta con una forte plusvalenza, il servizio di trasporto preservato e i posti di lavoro salvati. Nel contempo su chi svolgeva questo compito si sono accanite e si accaniscono le filiere investigative sia della giustizia penale che contabile, quasi che adoperarsi per il bene comune senza tornaconto personale sia una colpa imperdonabile».
Il Pd I consiglieri regionali pd Tommaso Bori e Simona Meloni parlano poi di «anni di mistificazioni e bugie a cui gli umbri hanno dovuto assistere, da parte di una minoranza rombante, nel frattempo diventata maggioranza e ora incapace di governare la complessa macchina amministrativa regionale». Una vicenda, quella di UM, «sulla quale il centrodestra – scrivono i due – ha costruito la propria propaganda e ha alimentato le polemiche, anche violente, degli ultimi anni. Questa sentenza smaschera anche la cortina di fumo costruita intorno ai trasporti e alle infrastrutture umbre dall’assessore Enrico Melasecche, in ritardo sulla tabella di marcia che aveva ereditato dalla precedente legislatura». «Ricordiamo infatti che la legislatura ha iniziato la sua seconda parte – continuano Meloni e Bori – ma dell’agenzia unica per i trasporti, aldilà degli annunci, non c’è neanche l’ombra».
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