venerdì 20 ottobre - Aggiornato alle 03:27

Umbria mobilità, da Corte dei conti 45 inviti a dedurre. Regione: «Occasione per chiarire responsabilità»

Il procuratore chiama in causa tre cda e amministratori di Regione e Provincia. Palazzo Donini: «Fatto tutto nelle regole per tutela società»

Gli ex autobus di UM (foto Fabrizi)

La Corte dei conti ha inviato 45 inviti a dedurre ad altrettanti amministratori o ex amministratori di Umbria mobilità, ma anche dei soci pubblici. La notizia viene riportata dall’edizione in edicola de Il Messaggero.

Inchiesta della Corte dei conti Sotto l’occhio della giustizia contabile – sulla quale c’è anche un’inchiesta della procura – sono finiti i finanziamenti erogati per la vita dell’azienda negli anni in cui si sono generate le grane finanziarie. Ma anche i rapporti con Roma Tpl, da cui derivano buona parte dei problemi economici della società di trasporti, nel frattempo finita nel gruppo Busitalia. Il procuratore, nelle 40 pagine, parla di «numerosi episodi di mala gestio che avrebbero determinato sprechi di risorse pubbliche con conseguente danno nei confronti dei soci pubblici della società in questione». L’ipotesi di danno erariale è di circa 45 milioni di euro ovvero 17 milioni di finanziamenti, l’aumento di capitale da cinque milioni e il prestito da 3,6 milioni erogato dalla Provincia. Tutti soldi che, scrive il procuratore Giuseppone, sono stati stanziati «per sopperire alle gravi carenze gestionali, senza alcuna utile prospettiva futura e solo per fornire liquidità aggiuntiva alla società per permetterne la soppravvivenza». A questi soldi si aggiungo 14 milioni e mezzo «a titolo di contributo per la manutenzione dell’infrastruttura ferroviaria che è rimasta nella competenza della società all’indomani della cessione del servizio di tpl a Busitalia Sita Nord spa avvenuta a fine 2013».

Amministratori di Um, Regione e Provincia Tra i 45 invitati a dedurre – secondo il quotidiano – gli ultimi tre consigli di amministrazione di Umbria mobilità, membri dell’Amministrazione regionale (l’intera giunta precedente e quasi tutta quella attuale tranne Barberini perché dimissionario nel momento dell’approvazione di uno degli atti contestati), buona parte del Consiglio provinciale del 2009, oltre a dirigenti e dipendenti pubblici che avrebbero partecipato all’iter per i finanziamenti all’azienda. Le persone chiamate in causa dovranno presentare le loro deduzioni ai giudici contabili per spiegare le ragioni per le quali si è giunti agli stanziamenti.

Regione: «Occasione per chiarire» Dalla Regione arrivano alcune precisazioni. «Va innanzitutto sottolineato – si legge in una nota di Palazzo Donini – che tale iniziativa sarà l’occasione per chiarire e distinguere definitivamente le responsabilità – ove vengano accertate – tra quanti, con la loro condotta, avrebbero contribuito a portare il sistema del trasporto pubblico locale regionale in una situazione di criticità finanziaria. Dunque, è auspicio della Regione Umbria che ciò avvenga al più presto, riservandosi ogni azione tesa al perseguimento delle eventuali responsabilità che dovessero emergere dall’indagine della Procura della Corte dei conti. Obiettivo unico e primario della Giunta regionale – prosegue la nota – è stato sempre quello di agire responsabilmente nell’interesse della comunità regionale per tutelare il pubblico interesse rappresentato dal sistema trasportistico regionale che non è mai stato interrotto, oltre che mettere in atto tutte le iniziative tese a salvaguardare il patrimonio dei soci della società».

Ecco perché i finanziamenti La Regione precisa poi che, «da un punto di vista tecnico, la decisione di aumento di capitale della società effettuata dalla Regione Umbria era conforme sia alle norme nazionali che regionali. Così come la stessa anticipazione di 17 milioni di euro, sempre a vantaggio della società Umbria mobilità, è stata decisa con legge regionale approvata dall’Assemblea legislativa, e dunque la Giunta regionale si è limitata a dare attuazione al dispositivo di legge, che peraltro è risultata conforme alle verifiche sia da parte del ministero dell’Economia e Finanze sia da parte della Corte costituzionale. Vale la pena ricordare che tali misure – sottolinea Palazzo Donini – hanno consentito di salvare il posto di lavoro e il salario a più di mille lavoratori e di garantire un diritto ed un servizio pubblico primario ed essenziale, quale è quello del trasporto pubblico locale, anche in forza del fatto che tutti gli altri soci pubblici non hanno effettuato alcun aumento di capitale che pure avevano formalmente approvato e condiviso».

Risanamento prosegue La Regione rimarca come «in questi anni, inoltre, è stato effettuato un significativo lavoro di risanamento economico dell’azienda, con l’azzeramento di quasi tutte le garanzie e l’abbattimento significativo dell’indebitamento. Nei prossimi mesi, altresì, l’attività di risanamento e razionalizzazione – viene evidenziato – continuerà con l’attuazione del protocollo con ministero delle Infrastrutture e Trasporti e Rete ferroviaria italiana che prevede un deciso ammodernamento della infrastruttura ed il passaggio della rete ex Fcu al servizio ferroviario nazionale. Infine, dopo la recente nomina del dottor Ferruccio Bufaloni quale amministratore unico di Umbria mobilità, verrà predisposto un piano per la restituzione della parte residua del “prestito” alla Regione, e l’avvio dei procedimenti per attivare le azioni per il recupero dei crediti che l’azienda vanta nei confronti del sistema di trasporto pubblico dell’Amministrazione comunale di Roma».

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