Il momento della lettura della sentenza (Foto Fabrizi)

Alla lettura della sentenza di primo grado che condanna a sette anni e sei mesi di reclusione, oltre i risarcimenti, Giorgio Del Papa, si scatena un tam tam di dichiarazioni e prese di posizioni da parte della classe politica umbra. Reazioni per lo più provenienti da consiglieri regionali della maggioranza che, in varia misura, plaudono ed esultano per l’epilogo del procedimento giudiziario dell’Umbria Olii.

Il senatore Verini (Pd): «Questione di civiltà» Il primo a commentare la pronuncia del giudice Alberto Avenoso è il senatore democratico Walter Verini. «La sentenza non restituirà alle loro famiglie i quattro lavoratori morti quel 25 novembre, tuttavia rappresenta un atto di giustizia e un monito perché tutti abbiano a cuore la difesa della sicurezza e della salute nei luoghi di lavoro, un tema centrale, di civiltà, che riguarda drammaticamente anche l’Umbria, che nelle ultime settimane ha conosciuto un numero gravissimo di incidenti sul lavoro, anche mortali». Il senatore torna anche a ricordare le parole di Napolitano: «Il richiamo del presidente della Repubblica alle forze imprenditoriali, sociali, alle istituzioni affinché svolgano con rigore il proprio compito di prevenzione, formazione, controllo e applicazione delle norme che esistono per difendere la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro, oggi il tribunale di Spoleto ha svolto pienamente il suo compito, spetta ora a tutti i soggetti sociali svolgere pienamente il proprio, perché tragedie come questa non si ripetano più».

L’assessore Vinti (Prc): «Per la memoria dei lavoratori» Parla di «sentenza ispirata alla giustizia» l’assessore regionale ai lavori pubblici Stefano Vinti. «Una pronuncia – afferma – che individua le responsabilità e stabilisce i provvedimenti conseguenti: cosa che non sempre accade nel campo dei processi per incidenti sul lavoro, il verdetto dei giudici costituisce un riconoscimento alla memoria dei lavoratori che furono vittime del drammatico incidente e un seppur parziale risarcimento ai loro parenti. Ci auguriamo che la sentenza di oggi possa costituire un precedente e uno stimolo sia a far completamente luce e individuare le responsabilità in vicende del genere in futuro, sia ad assumere, in ogni luogo di lavoro, le misure necessarie a garantire l’incolumità e la salute degli occupati».

Brutti (Idv): «Nessuno consideri la condanna severa» Per il consigliere dell’Italia dei valori la sentenza, innanzitutto, «ribadisce il nuovo corso della giustizia italiana in merito agli incidenti sul lavoro, una strada che non deve essere abbandonata». Dopodiché arriva l’inevitabile paragone con la pronuncia sul caso della Thyssen: «Si tratta di una condanna pesante – sostiene Brutti – che, al pari della sentenza Thyssen, riconosce le colpe di chi espone i propri dipendenti a rischi mortali. Quelle che un tempo erano definite fatalità o inevitabili incidenti, oggi sono giustamente definite gravissime inadempienze». Ma c’è spazio anche per ricordare «la tracotante condotta» della Umbria Olii, e quindi di Giorgio Del Papa e per un monito: «Che nessuno, almeno questa volta, consideri eccessivamente severa la sentenza».

Stufara (Prc-Fds): «Sentenza leggera» Per il capogruppo Damiano Stufara, invece, la condanna di 7 anni e 6 mesi inflitta a Giorgio Del Papa è «leggera», specie in un Paese «dove molte aziende non rispettano le norme sulla sicurezza, dove tra morti bianche e incidenti gravi sembra di assistere ad un bollettino di guerra, questa sentenza, come quella per il rogo della Thyssen krupp di Torino, pone un punto fermo nella distinzione tra gli operai vittime degli incidenti sul lavoro e la dirigenza aziendale responsabile dell’applicazione delle norme sulla sicurezza». E anche Stufara non vuole dimenticare le querele ai periti e la richiesta di risarcimento danni ai familiari della vittime. «Non possiamo assistere ogni volta allo squallido tentativo di far cadere le responsabilità sugli operai arrivando a punte di cinismo intollerabile, come nel caso della Umbria Olii, in cui si è giunti a
chiedere addirittura il risarcimento dei danni ai familiari delle vittime per 35 milioni di euro, ci sentiamo vicini al dolore dei familiari delle vittime e vigileremo, per quanto di nostra competenza, affinché la sentenza venga applicata».

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