Capra sgozzata (foto archivio)

E’ un susseguirsi di denunce negli ultimi tempi di allevamenti attaccati dai lupi, dall’Orvietano all’Altotevere. L’ultimo feroce attacco, mortale per quattro pregiate capre di razza d’Angora, i lupi lo hanno sferrato lunedì all’azienda agrituristica Maridiana Alpaca situata nel territorio di Umbertide nella bella valle del Niccone affluente di destra del Tevere.

La denuncia Ancora una volta Gianni Berna, titolare dell’azienda e vicepresidente della Cia di Umbertide, ha dovuto assistere, sotto gli occhi sorpresi dei turisti suoi ospiti, al triste spettacolo dell’ispezione delle carcasse da parte dei funzionari della Asl e del loro caricamento sul camion degli smaltitori. Un mesto rituale che si ripete, sempre uguale, da quattro anni. «Da quando, nell’estate del 2010, i lupi aggredirono per la prima volta il mio allevamento – dichiara Gianni Berna – gli attacchi si sono susseguiti periodicamente ed il danno è stato enorme non solo per la perdita dei capi (25 tra ovini e caprini, 3 alpaca maschi adulti; mentre siamo riusciti a curare 7 tra capre e alpaca) ma anche perché abbiamo dovuto ridurre drasticamente la consistenza dell’allevamento che prima era tenuto allo stato libero».

Fare qualcosa Per il vicepresidente della Cia di Umbertide «è ora che le istituzioni facciano la loro parte fino in fondo tentando di ripristinare, con un efficace Piano straordinario di contenimento, un equilibrio tra ambiente, attività produttive e presenza di selvatici (non solo lupi), che qui come in altre zone della regione sembra ormai irrimediabilmente compromesso. Nell’umbertidese vi sono stati negli ultimi giorni altri pesanti attacchi a diversi allevamenti. Gli indennizzi – prosegue Berna – non risolvono il problema anche perché, quando e se arrivano, sono sempre insufficienti a coprire l’effettiva entità del danno che non è costituito solo dal valore del bestiame in sé ma anche dal guadagno che viene sottratto all’azienda per la mancata vendita di carne, lana etc. nonché dal costo per lo smaltimento delle carcasse, a totale carico dell’allevatore. Tra l’altro il lupo, essendo una specie protetta, non può essere contrastato con gli strumenti che normalmente si mettono in campo per gli altri selvatici. E’ necessario, perciò, che la Regione faccia propria la proposta, avanzata a suo tempo dalla Cia dell’Umbria e ripresa di recente da alcuni Consiglieri regionali, di costituire uno specifico Tavolo con amministratori ed esperti provenienti anche da Marche, Toscana e Lazio per discutere in maniera risolutiva le azioni strategiche da attivare per risolvere il problema dell’eccessiva presenza di lupi nelle nostre campagne. Solo così – conclude – gli allevatori potranno tornare a svolgere serenamente la loro attività».

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