di Barbara Maccari
Una fusione tra due associazioni calcistiche di Umbertide nel giugno 2009, una nuova società che prende vita, la Tiberis Montecorona, un nuovo presidente, don Renzo Piccioni. Ma qui iniziano le grane: l’ex presidente della società, Luciano Patrizi, non riesce a riscuotere 60mila euro di assegni e l’8 ottobre si rivolge ai carabinieri di Umbertide per querelare il parroco. Sulla presunta truffa stanno indagando i militari. L’ex presidente è difeso dall’avvocato Paolo Panichi che dice: «Al parroco sono stati pignorati i mobili di casa e la pensione. Attendiamo l’esito delle indagini per avere giustizia».
La storia Giugno 2009, due società dilettantistiche, Umbertide Tiberis e A.S.D. Montecorona decidono di fondersi in un’unica società, Tiberis Montecorona. Luciano Patrizi, presidente della Tiberis decide di lasciare la presidenza della società. Al suo posto subentra don Renzo Piccioni insieme ad altri dirigenti.
La fidejussione A questo punto, secondo la ricostruzione fatta da Patrizi e dal suo avvocato Paolo Panichi, il nodo da risolvere per completare la fusione delle due società era la fidejussione personale che Patrizi aveva prestato sul conto corrente dell’Umbertide Tiberis Calcio, il cui saldo in quella data era in negativo di circa 90mila euro.
L’accordo Dopo alcuni incontri le parti riescono a trovare un accordo: Patrizi si impegna a ripianare il rosso del conto corrente ottenendo un finanziamento personale di 95mila euro, rimborsabile in cinque anni. Nel contempo la costituenda associazione A.S.D. Tiberis Montecorona, a “copertura” dei ratei di tale finanziamento e degli interessi dovuti per lo stesso, rilascia nove assegni di 15mila euro ciascuno. Anche il comune di Umbertide fa la sua parte e da il placet all’accordo tra le due società. Tutti i soci sono garantiti e la nuova società si appresta a partire.
Assegni protestati Per il pagamento dei primi cinque assegni non ci sono problemi, ma le magagne iniziano al momento della riscossione del sesto assegno da parte di Patrizi il 31 luglio 2012. L’ex presidente si reca in banca e qui fa un’amara scoperta: il conto corrente dal quale don Renzo aveva tratto quell’assegno, e anche gli altri, era stato chiuso. Gli assegni vengono protestati e qui Patrizi e il suo avvocato Paolo Panichi se la prende anche con la banca ed i suoi dipendenti: «Perché l’istituto di credito ha consentito al sacerdote e ad altri in concorso con lo stesso di chiudere quel conto? La banca sapeva dei quattro assegni bancari perché erano detenuti nella loro cassaforte. Ci sono troppi fatti anomali e poco chiari in questa vicenda e ci sentiamo truffati».
Pensione pignorata Intanto la pensione di don Piccioni è stata pignorata, come ci ha spiegato l’avvocato Panichi: «Sono stati pignorati i mobili di casa e la pensione di don Renzo, il sacerdote è stato anche convocato dal vescovo». Sulla vicenda stanno ancora indagando i carabinieri di Umbertode.

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