La casa del delitto ( foto Troccoli)

di Francesca Marruco

E’ stato convalidato lunedì mattina l’arresto di Pietro Cesarini, il 59enne originario di Monterotondo, arrestato venerdì scorso per aver ucciso a colpi di mattarello il figliastro 17enne Ovidio Stamulis. Per l’uomo, recluso nel carcere di Orvieto, è stata contestualmente emessa la misura della custodia cautelare in carcere. Cesarini, interrogato dal gip Forlani e dal pm Monteleone ha risposto alle domande e ha confermato di aver ucciso Ovidio.

Collaborativo Il suo avvocato Francesca Massi ha parlato di un uomo «collaborativo ma molto confuso». Secondo quanto riferito dal legale, non sarebbe stato in grado di ricordare perfettamente la successione degli eventi che hanno portato alla tragica morte del giovane Ovidio. «E’ ancora sotto choc – ha aggiunto il legale -, da quando è entrato in carcere, non è stato in grado di fare nulla».

Indagini Forse ha riflettuto e messo a fuoco la gravità estrema del suo gesto. Un delitto d’impeto? Per ora all’uomo viene contestato l’omicidio volontario, ma non è escluso che la contestazione subisca delle modifiche man mano che le indagini proseguono. Gli inquirenti stanno infatti ricostruendo il clima di quella famiglia da cui il giovane Ovidio voleva scappare.

Il fratellino E da cui stava per portare via anche il fratellino più piccolo. E’ questa la cosa che Pietro Cesarini non perdonava al giovane Ovidio. Che per ‘colpa’ sua, di quel figliastro con cui aveva un rapporto pessimo, stesse per perdere anche il figlio minore. Sembra anche che Cesarini al giudice del tribunale dei minori, che aveva disposto il trasferimento in una casa famiglia sia di Ovidio che del fratellino, avesse proposto di andarsene lui di casa.

Una sfida continua Ma il giudice ha detto no. Al rientro dall’udienza di Perugia, venerdì poco prima di morire, Ovidio in macchina al patrigno ha detto: «Hai visto che ho vinto io?». Ed è iniziato il litigio. Era una sfida continua tra loro due.  Un rapporto meno ‘definito’ rispetto a quanto emerso fino ad ora. Tanto che la procura di Orvieto, sta valutando se esistono elementi che potrebbero in qualche modo incidere sulla posizione di Cesarini. Quel che appare certo invece è che la procura non è propensa a considerare il delitto premeditato.

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