di Francesca Marruco

Francesco le disse che non avrebbe mai accettato una separazione e che piuttosto avrebbe compiuto quello che lui avrebbe chiamato «l’atto finale». E’ il 28 ottobre quando Raffaella Presta racconta con preoccupazione questa ennesima litigata all’uomo con cui ha avuto una relazione per oltre un anno. Raffaella vuole separasi da Francesco Rosi e confida al suo amante che il coniuge l’aveva minacciata.

Le chiamate A raccontare questo particolare inedito è l’uomo che per oltre un anno ha avuto una relazione con lei. Quell’uomo, ascoltato dagli inquirenti, ha raccontato tutto quello che sapeva e ha anche consegnato spontaneamente alcuni cd in cui ci sono le registrazioni delle chiamate tra lei e la Presta. «Ho un software che registra tutte le chiamate – ha spiegato – poi io tengo quelle che voglio».

Aiuto per strada E proprio in quelle registrazioni ci sarebbero i racconti di Raffaella. L’orrore di quella donna che, una volta, per sfuggire dal marito violento, sarebbe scappata «per strada in cerca di aiuto», ma Rosi – secondo quanto la stessa Raffaella raccontò all’amante – «la inseguì e la riportò dentro per i capelli tappandole la bocca con una mano. Una volta rientrati in casa la fece rovinare per terra dandole poi dei calci sulla schiena». In seguito a quell’episodio Raffaella aveva anche zoppicato per qualche tempo. Ma lei aveva già smesso di vedere il suo amante. I loro incontri erano stati aboliti da quando il marito Francesco Rosi aveva scoperto tutto e da «quando – racconta l’uomo che aveva una relazione con lei – sono iniziate le prime violenze fisiche del marito» e cioè dal dicembre 2014.

SUL LUOGO DEL DELITTO. FOTOGALLERY
VIDEO: LA CASA DEL DELITTO

Il comportamento di Rosi L’uomo ha inoltre riferito che Raffaella gli aveva confidato dei problemi che aveva avuto col marito sin dalla nascita del bambino. Secondo questo racconto, le cose tra loro sarebbero andate male già da quell’epoca perché Rosi era «incurante della famiglia» e passava «le notti nelle sale da gioco e quando rientrava preferiva dormire in un altro letto». Secondo l’uomo, «l’assenza del marito era talmente pesante che Raffaella più volte aveva portato il bambino allo studio legle per non lasciarlo solo a casa o con persone estranee al nucleo familiare». Questo comportamento sarebbe cambiato quando Rosi scoprì della relazione. Da quel momento avrebbe ricominciato a dormire «nel letto coniugale, smettendo di frequentare le sale gioco, ma di contro iniziò a malmenarla e ad obbligarla ad avere rapporti sessuali». L’uomo non vedeva Raffaella da maggio, ma lìaveva sentita al telefono anche il giorno prima del suo omicidio. «Era soddisfatta del fatto che il marito avesse somatizzato la loro futura separazione legale». E invece, forse aveva solo fatto finta. Ma se davvero le cose stavano così, se davvero Raffaella si stava preparando alla separazione, se davvero credeva che lui avesse somatizzato la sua decisione, avrebbe avuto senso provocarlo con una frase come quella che Rosi dice abbia pronunciato la moglie sulla sua presunta non paternità del loro bambino?

Fucile ricaricato? Altro particolare da chiarire è quello legato alla dinamica. Rosi ha sparato con una vecchia doppietta. Le dppiette espellono le cartucce dei colpi sparati quando apri il fucile. Ebbene, sul luogo del delitto una cartuccia era fuori dal fucile, l’altra, esplosa, era ancora dentro. Una delle spiegazioni plausibili, se non la più probabile, è che Rosi abbia caricato un primo colpo, lo abbia esploso e poi abbia caricato il secondo per finire Raffaella forse quando lei era già caduta a terra. Se non avesse sparato il secondo colpo alla scapola dalle spalle, lei sarebbe viva. Il colpo all’inguine infatti, che molto probabilmente ha deviato lei mettendo unamano davanti al fuccile – come dimostra la ferita sull’arto – non sarebbe stato fatale. Potrebbe essere bastato però a farla cadere col volto verso terra.

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