Mohammed Alì Namouchi è stato arrestato venerdì sera alle 20 (Foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

C’è un debito di neppure cento euro e tanto alcol alla base dell’omicidio di Kebai Kais, 32enne  tunisino accoltellato a morte nella notte tra giovedì e venerdì a Perugia, di fronte al bar Parigi di via della Pallotta. Omicidio per il quale venerdì sera intorno alle 20 è stato arrestato dalla squadra mobile del capoluogo Mohammed Alì Namouchi, 26enne connazionale di Kais, trovato in una cabina telefonica di via Gregorovius.

La confessione Appena ammanettato il 26enne, pluripregiudicato per reati come spaccio, furti, lesioni, rapine e fuori dalla galera da circa quattro mesi (anche se con obbligo di firma) è scoppiato in lacrime ed ha confessato: «Sono stato io» ha detto agli agenti diretti da Marco Chiacchiera. Ora si trova a Capanne con le accuse di omicidio, tentato omicidio e lesioni volontarie.

I fatti Alla base dell’omicidio non c’è dunque una guerra tra bande per il controllo del territorio e delle piazze di spaccio ma un debito di pochi euro. Secondo la ricostruzione della mobile e del pm Claudio Cicchella, Namouchi e il cugino si trovano giovedì sera al bar Parigi dove altri connazionali, tutti con molto alcol in corpo, cominciano a chiedere conto al cugino dell’arrestato di quei pochi euro di debito. Namouchi allora sale in sella al suo scooter, va nella sua casa di via della Pescara dicendo che sarebbe andato lì a prendere i soldi e invece torna con un coltello. Nel frattempo al bar Parigi la situazione degenera: il cugino di Namouchi viene colpito al volto con un pugno, Namouchi arriva e a quel punto succede di tutto. Mohammed Alì prima colpisce un connazionale ad un braccio ferendone poi un altro con una coltellata ad un fianco. Solo a questo punto fronteggia Kais uccidendolo con due fendenti, il primo alla schiena e il secondo al cuore. Da qui parte una caccia all’uomo che dura neanche 24 ore.

Il tunisino, in lacrime, ha subito confessato (Foto F.Troccoli)

Le indagini La scientifica, insieme al pm Cicchella, lavora per ricostruire un quadro complesso grazie anche all’aiuto dei due feriti, subito ascoltati dalla polizia insieme al cugino di Namouchi. Nel frattempo quest’ultimo si disfa dei cellulari e si nasconde in un casolare a Ferro di Cavallo. Il tam-tam delle notizie parte da Perugia e arriva dritto dritto in quel quartiere di Tunisi dal quale provengono quasi tutti i tunisini di Perugia. I parenti di Namouchi capiscono quanto accaduto e sono disperati. Ricostruito il quadro di rapporti e parentele, la polizia e il pm Cicchella si mettono all’ascolto di tre utenze telefoniche. Alle 20.15 di venerdì a Tunisi squilla il telefono del fratello di Namouchi: a Perugia Mohammed si sente braccato e si dispera con il fratello. I poliziotti sono lì ad ascoltare, localizzano la cabina e lo arrestano. «Ha subito confessato – spiega Chiacchiera – e si è messo a piangere. Sembrava quasi pentito perché ha capito l’enorme sciocchezza che ha commesso».

I giusti stimoli E’ poi lo stesso capo della mobile a rispondere ai «giusti stimoli» arrivati venerdì da un sindaco Wladimiro Boccali furente per l’ennesimo episodio di violenza. «Noi – spiega Chiacchiera – ci proviamo tutti i giorni a combattere ma non possiamo incidere sul fenomeno generale. Di fronte a questo fenomeno enorme e grave noi più che arrestare, più o meno celermente, gli autori dei reati, non possiamo fare».

Consap: pochi uomini e pochi mezzi Non ha dubbi invece Stefano Spagnoli, segretario nazionale del sindacato di polizia Consap, secondo il quale «i fatti di sangue avvenuti in questi giorni a Perugia sono la conseguenza delle scellerate politiche di taglio, contenute nelle ultime manovre del Governo, alle risorse destinate alle forze dell’ordine».  Il sindacato, sempre tramite Spagnoli, denuncia che «non ci sono né mezzi né uomini sufficienti per avere il controllo del territorio e garantire la sicurezza dei perugini». Sulla scorta degli ultimi episodi i rappresentanti Consap hanno deciso di rinviare il sit-in previsto per domani a Perugia in occasione della Marcia per la Pace, spostandolo al 17 ottobre prossimo ad Assisi «anche per denunciare lo stato di degrado e fatiscenza in cui si trova la struttura assisana».

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2 replies on “Uccide il connazionale per 100 euro di debito: confessa in lacrime l’assassino della Pallotta”

  1. Siamo alla pazzia pura. Ancora una volta si da la colpa ai tagli per la presenza e persistenza scellerata di questa gente in città e nel territorio italiano. Come mai Città come Torino a esempio con rioni interi invivibili fino a poco tempo fa ora è ripulita e d nuovo vivibile?

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