di Chia. Fa.
Accusato di aver violentato per cinque anni la figlia minorenne. Sono pesantissime le contestazioni di cui deve rispondere di fronte ai giudici del tribunale di Spoleto il padre della ragazzina, un uomo di 65 anni sottoposto su provvedimento del gip agli arresti domiciliari nella zona del Tuderte, dove viveva fino a pochi mesi fa con moglie e figlie.
Le accuse Stando alle carte dell’accusa, rappresentata in aula dal sostituto Michela Petrini, l’uomo dal 2010 fino al dicembre 2014 avrebbe compiuto atti sessuali con la figlia costringendola a consumare rapporti completi con cadenza settimanale sempre in circostanze in cui rimaneva da solo con lei, oggi alla soglia della maggiore età. Le violenze ricostruite dai carabinieri si sarebbero consumate sia nell’abitazione di famiglia, quando la moglie non si trovava in casa, sia in camere d’albergo fuori dal territorio regionale, e in alcuni casi anche italiano, dove padre e figlia dormivano per motivi legati ad attività della ragazzina.
Il processo A denunciare l’incubo dopo molti anni è stata direttamente l’adolescente che ha raccontato alle madre le violenze che avrebbe subito fin da tenerissima età. Oltre alla accusa di violenza sessuale aggravata, il sessantacinquenne è imputato anche per ingiurie e minacce ai danni della moglie, che nel frattempo si era allontanata dal marito portando via con sé le due figlie. Il processo si è aperto giovedì mattina al tribunale di Spoleto, di fronte al collegio dei giudici (presidente Fornaci, a latere Anibaldi e Marzullo). Il difensore del sessantacinquenne ha subito presentato un’eccezione preliminare chiedendo che in aula vengano ascoltati alcuni medici che hanno visitato la ragazzina, costituitasi insieme alla madre parte civile nel procedimento.
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