di Fabio Toni
Altri due arresti per la vicenda dei presunti maltrattamenti all’interno della casa di riposo Villa Maria Luisa di via dei Pressio Colonnese. I domiciliari sono scattati nei confronti di due donne: la 64 enne Franca Manciucca, operatrice sanitaria, e la 73 enne Maria Luisa Massoli. Quest’ultima, oltre a far parte della società Villa Maria Luisa srl insieme al marito, il 73 enne Rodolfo Vitali già ristretto ai domiciliari, è indicata dagli inquirenti come ‘gestore effettivo’ del personale impiegato all’interno della casa di cura. All’accusa di maltrattamenti si aggiunge ora quella di somministrazione di medicinali scaduti. Contestualmente l’amministratore unico della società ‘Villa Maria Luisa srl’, il 46 enne Sandro Vitali, è stato colpito dal divieto di avvicinamento alla struttura. Di fatto le nuove misure decise dal gip Pierluigi Panariello, su richiesta del sostituto procuratore Elisabetta Massini, coinvolgono tutti i soggetti che fanno capo alla proprietà della struttura. Intanto i titolari replicano attraverso i propri legali.
Morire in solitudine Durante gli interrogatori di garanzia, alcuni operatori avrebbero spiegato di essere stati costretti a tacere sulla situazione interna alla casa di riposo: «altrimenti ci licenziavano». Franca Manciucca, l’operatrice sanitaria arrestata mercoledì mattina, è finita nel mirino degli inquirenti per «i ripetuti atteggiamenti umilianti e vessatori nei confronti degli anziani: schiaffi, lanci di bottiglie di plastica, gesti minacciosi e strattoni». L’episodio più triste e inquietante è quello riferito ad un’anziana donna sulla sedia a rotelle. Anziché chiedersi perché la donna avesse quello sguardo assente, la stessa operatrice avrebbe ‘risolto’ tutto girando la sedia a rotelle verso il muro. L’anziana è morta così, per cause naturali, rivolta contro il muro. Senza che nessuno si accorgesse di nulla. Fino alla scoperta, qualche ora dopo.
Nove indagati Salgono così a nove le persone coinvolte nella vicenda che prende le mosse da un’indagine della guardia di finanza di Terni. I primi provvedimenti avevano riguardato sei soggetti: attualmente tre di loro si trovano agli arresti domiciliari mentre gli altri sono sottoposti al divieto di avvicinarsi alla struttura e agli anziani ricoverati. Decisivi, per gli sviluppi ulteriori della vicenda giudiziaria, sono state le dichiarazioni spontanee rese da persone legate in qualche modo alla casa di riposo. Fra loro, anche familiari di anziani ricoverati.
Risparmio ad ogni costo Le ulteriori indagini, secondo il giudizio degli inquirenti, hanno fatto emergere «responsabilità a carico dei gestori di fatto e di diritto della struttura, per aver imposto un regime intimidatorio nei confronti degli ospiti, ma anche di alcuni dipendenti, perseguendo l’ottica del risparmio a tutti i costi a vantaggio del proprio benessere piuttosto che delle persone ricoverate».
Nuove accuse Le accuse nei confronti dei gestori proseguono: «Erano loro che rimproveravano gli infermieri troppo solerti nel chiamare il 118 anziché ritardare il ricovero degli anziani per non perdere la retta. Loro che pubblicizzavano false attività ludiche mai poste in essere e sempre i gestori che disponevano l’uso di medicinali scaduti, cattive condizioni igieniche e scarso cibo, al punto che alcuni operatori, impietositi, lo portavano da casa. Massimo risparmio anche su riscaldamento ed aria condizionata. La stessa televisione era interdetta».
Sequestro confermato Le nuove accuse parlano anche di lesioni personali e vari generi di maltrattamenti nonché di fotografie che riproducono ospiti legati al letto e uso di farmaci calmanti, tanto per sedare l’anziano che richiedeva troppe attenzioni. Tutta la struttura posta sotto sequestro è tutt’ora affidata alla gestione dell’Ausl Umbria 2 e di quegli operatori che hanno collaborato con gli inquirenti, producendo ulteriori documenti e testimonianze di quanto accadeva all’interno della casa di riposo per anziani.
