L'avvocato Mattiangeli

di Massimo Colonna

Niente rito abbreviato per i presunti basisti e il palo dell’omicidio Moracci: i due faldoni aperti dalla procura di Terni dunque confluiscono in un unico procedimento visto che ora si andrà avanti con il rito ordinario sia per le tre posizioni che in precedenza avevano presentato istanza per l’abbreviato (accordato invece per i due autori materiali al prossimo 18 aprile) sia per la badante della famiglia, la quale invece aveva rinunciato a questa richiesta sin dall’inizio. Nell’ultima udienza in tribunale a Terni il giudice Massimo Zanetti in corte d’Assise ha inoltre respinto, seppur parzialmente, anche la richiesta di una super perizia delle difese della banda. Il giudice ha stabilito che per il momento non servono ulteriori approfondimenti ma che eventualmente potrà essere realizzata in una seconda fase del dibattimento.

Via al processo per l’omicidio Moracci Questo dunque quanto emerso dall’ultima udienza del processo per la morte di Giulio Moracci, 91 anni, avvenuta lo scorso 28 aprile nell’ambito di una rapina finita nel sangue nella sua abitazione in via Andromeda a Gabelletta. Nell’aula 117 al primo piano del palazzo di giustizia ternano la corte d’Assise con a capo il giudice Zanetti ha accolto le parti: prima i due presunti basisti Gianfranco Strippoli e Claudio Lupi, e Daniel Buzdugan, 43enne, ossia colui che aspettava gli autori materiali della rapina (il ventenne Elvis Katalyn Epure e il 21enne Gheorghe Buzdugan, nipote di Daniel) per cui formalmente doveva ancora essere stabilito quale rito processuale intraprendere, poi la badante dei Moracci, Angela Cioce, 48 anni, che invece ha da sempre chiesto di essere giudicata con un procedimento ordinario.

Le richieste Prima le difese dei due presunti basisti e del palo, ossia gli avvocati Luca Maori, Giuseppe Squitieri, Francesco Mattiangeli e Donatella Panzarola, hanno chiesto alla Corte la possibilità di essere giudicati con rito abbreviato (già respinta dal gip Maurizio Santoloci) con l’acquisizione di una superperizia per fare luce sulle cause della morte dell’anziano rimasto vittima dell’aggressione.

Scontro sulla perizia Una posizione contestata dal pubblico ministero Barbara Mazzullo e dall’avvocato di parte civile Andrea Colacci, i quali hanno sostenuto il fatto che la perizia originale, quella del dottor Luigi Carlini, fosse già sufficiente. Al termine la Corte ha deciso che al momento non serve un nuovo approfondimento, che eventualmente invece potrà essere intrapreso in una fase avanzata del procedimento.

La protesi dentaria In particolare il nodo del contendere, che sarebbe poi evidenziato in entrambe i lavori dei periti (il secondo eventualmente si svolgerà sui rilievi già effettuati) sarebbe quello relativo alla protesi dentaria della vittima che avrebbe giocato un ruolo tra le cause del decesso. Per la difesa proprio la rimozione della protesi avrebbe causato poi il soffocamento dell’uomo, per l’accusa e la parte civile (la famiglia Moracci) invece la morte sarebbe da ricollegare direttamente al fatto che l’uomo aveva il volto rivolto verso il letto, e che quindi era di fatto impossibilitato a respirare, indipendentemente dalla posizione della protesi.

Le decisioni della corte Alla fine la corte ha deciso di respingere il rito abbreviato per i presunti basisti e per il palo della banda. Dunque di fatto si torna in aula il prossimo 15 marzo con un procedimento unico con anche la colf alla sbarra, difesa dall’avvocato Sara Giovannelli. Alla badante la procuratrice Mazzullo ha anche contestato nuove aggravanti, ossia quelle dell’aver agito in cinque o più persone, di aver approfittato della minorata difesa di Moracci e sua moglie, e di aver abusato del rapporto confidenziale che aveva con la coppia.

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