di Massimo Colonna
Ventidue coltellate a un connazionale per gelosia. Questo quanto ricostruisce la procura. Una versione, quella sentimentale, sempre smentita però dalla difesa. Il giudice del tribunale di Terni mercoledì mattina ha riconosciuto l’aggravante dei futili motivi nella sentenza di condanna a carico di un 36enne filippino, arrestato subito dopo i fatti del 6 agosto 2014, quando colpì ripetutamente un 40enne del suo Paese lasciandolo in fin di vita. Il rito abbreviato si è concluso con una condanna a sei anni di reclusione per tentato omicidio aggravato.
La sentenza La decisione è arrivata al termine della camera di consiglio fissata dopo l’ultima udienza, quella di mercoledì, che si è svolta nelle aule del tribunale di Terni alla presenza delle parti coinvolte. Da un lato il filippino condannato, Joan Bisa, difeso dall’avvocato Francesco Mattiangeli. Dall’altro la parte civile, rappresentata dal legale Bruno Capaldini, con la moglie del 40enne rimasto ferito. Al termine della requisitoria del pubblico ministero Raffaele Pesiri il gup Simona Tordelli ha pronunciato la condanna a sei anni reclusione per tentato omicidio aggravato dai futili motivi. Stabilita anche la provvisionale: 50mila euro per il 40enne accoltellato e 20mila euro per sua moglie. Il giudice ha anche confermato la misura cautelare dei domiciliari per il 36enne condannato.
La perizia del dottor Carlini Alla lettura della sentenza era presente la vittima dell’aggressione nonostante le sue complicate condizioni fisiche. L’uomo sin dai primi soccorsi in quella sera di agosto è apparso in gravi condizioni, avendo riportato diverse lesioni, anche ad un polmone, a seguito delle 22 coltellate incassate. A definire il suo quadro clinico anche la perizia disposta dal giudice, eseguita nei giorni immediatamente successivi al fatto dal medico legale Luigi Carlini.
Le telecamere e la gelosia A riprendere la scena incriminata erano state anche le telecamere di sorveglianza di alcuni negozi di piazza Europa, scena dell’aggressione. Anche grazie a quelle immagini il responsabile era stato subito rintracciato dai carabinieri. Sin da subito gli inquirenti hanno seguito la pista della gelosia, ricostruendo che ci fosse del tenero tra la moglie dell’aggressore e il 40enne finito in ospedale. Una ricostruzione però sempre respinta dalla difesa. «Siamo moderatamente soddisfatti – ha spiegato l’avvocato Mattiangeli dopo la lettura della sentenza – e valuteremo eventuale ricorso in appello».
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