di F.M.
Forse quando ha afferrato il polso con cui il rapinatore teneva la pistola non pensava che potesse avere un colpo in canna. Forse se lo avesse saputo avrebbe consegnato direttamente l’incasso al 37enne ternano successivamente arrestato dai carabinieri. Invece la tabaccaia, Maria Cristina Valenti, dando prova di grande coraggio e sangue freddo, ha disarmato il rapinatore, lo ha bloccato e ha chiamato il 112.
Immediatamente arrestato Che è intervenuto immediatamente da Papigno e da Arrone e ha arrestato il 37enne ternano pregiudicato e disoccupato con le accuse di tentata rapina e porto abusivo di armi ora rinchiuso nel carcere di vocabolo Sabbione a Terni. E’ stato quando i militari hanno recuperato la pistola che si sono accorti del colpo in canna. L’arma, una Beretta calibro 7.65 era regolarmente detenuta dal padre del rapinatore che è stato poi denunciato a piede libero per omessa custodia di armi.
Sicurezza partecipata «La vicenda – puntualizzano i carabinieri dal comando provinciale di Terni -, oltre a far emergere la prontezza e la fermezza d’animo della tabaccaia, ha rappresentato l’esempio di una salda collaborazione e un chiaro episodio di “sicurezza partecipata” tra i cittadini e le forze di polizia che, attraverso la partecipazione attiva, riescono a fronteggiare in modo sempre più incisivo e tangibile i fenomeni delinquenziali».
Parla la protagonista «Me lo sono trovato di fronte all’improvviso, mi ha puntato quella pistola contro ma non pensavo fosse vera. Per questo mi è venuto istintivo reagire»: Maria Cristina Valenti, la tabaccaia di 50 anni che ha disarmato un rapinatore poi arrestato dai carabinieri racconta così quei minuti concitati. «Dipende sempre dalle circostanze, ma se mi capitasse ora forse non lo rifarei. Non credo comunque di avere fatto nulla di eccezionale per due motivi: quel ragazzo, che si è presentato a volto scoperto, lo conosco di vista perché è della zona, e tra l’altro era anche in evidente stato di ebbrezza. Non mi ci è voluto molto a fermarlo e disarmarlo, è stato relativamente facile. Che in mano avesse una vera Beretta 7.65 l’ho saputo solo dopo dai militari – conclude la tabaccaia – e solo allora ho capito che pericolo avevo corso. Fortunatamente è finita bene».

