La Corte dei conti dell’Umbria ha condannato l’ex sindaco e l’ex assessore ai Lavori pubblici del Comune di Monteleone d’Orvieto al risarcimento in solido di oltre 43mila euro, oltre a rivalutazione e interessi, per il «danno indiretto derivante dalla condanna del Comune, disposta dal giudice del lavoro, per “mobbing” perpetrato nei confronti del Responsabile dell’ufficio tecnico comunale». La sentenza della sezione giurisdizionale presieduta da Giuseppe De Rosa, depositata giovedì, attribuisce la responsabilità delle gravi lesioni psicofisiche subite dal dipendente a titolo di dolo eventuale, mentre assolve l’ex vicesindaco per carenza dell’elemento soggettivo.
L’altra sentenza Tutto nasce dalla decisione del 2019 del Tribunale civile di Terni, che aveva accertato la responsabilità dell’ente locale per le condotte vessatorie subite dal lavoratore. In conseguenza di quella pronuncia, il Comune aveva dovuto liquidare al dipendente e per le spese legali quasi 60mila euro, ovviamente poi registrati come debito fuori bilancio. La Procura contabile ha quindi avviato il giudizio nei confronti dei tre ex amministratori per recuperare le risorse sborsate dall’amministrazione.
Prevaricazioni Secondo l’attività istruttoria ci sono stati anni di sistematiche prevaricazioni ai danni del tecnico, unico funzionario in servizio presso l’ufficio. Esponenti della giunta comunale interferivano costantemente nell’attività gestionale di competenza del dipendente, esigendo minore severità nella valutazione di pratiche edilizie private precedentemente respinte e organizzando tavoli di incontro straordinari con i privati per aggirare le non conformità. Il lavoratore veniva inoltre convocato in sedute pubbliche del consiglio comunale per rendere conto del proprio operato attraverso modalità simili a veri e propri esami inquisitori.
Troppo lavoro A questo quadro si è affiancato un deliberato sovraccarico di lavoro. Nonostante il funzionario avesse segnalato per iscritto in numerose occasioni l’impossibilità di gestire da solo l’intero ufficio, gli amministratori gli hanno assegnato compiti straordinari prima affidati al segretario comunale, negando l’assegnazione di personale di supporto e tempestando l’ufficio di e-mail, bigliettini e post-it contenenti scadenze giudicate irragionevoli. La pressione psicologica è stata esasperata da iniziative volte a colpire la credibilità dell’uomo, come la modifica delle regole comunali per assegnare al sindaco il potere di decidere sulle denunce edilizie anonime e l’affissione in un locale pubblico del paese di una richiesta di chiarimenti riservata su un disservizio a lui estraneo, con l’effetto di esporlo al biasimo della comunità.
Mobbing La Corte dei Conti ha ravvisato la presenza del dolo eventuale in capo all’ex sindaco e all’ex assessore. I giudici hanno ritenuto che gli amministratori, pur consci della grave sofferenza del dipendente, abbiano scelto di intensificare le pressioni accettando pienamente il rischio di provocarne il crollo psicofisico. Il collegio ha stabilito la loro responsabilità per le «conseguenze dannose arrecate dallo stress forzato indotto, con condotte di “straining”, nella sfera psico-fisica del dipendente comunale».
Le difese La sentenza ha respinto tutte le tesi difensive proposte dai convenuti. La prescrizione è stata considerata infondata poiché, trattandosi di danno indiretto, i termini decorrono dal pagamento effettivo della somma da parte del Comune, avvenuto a fine 2019, e non dal momento in cui sono state commesse le azioni illecite. I giudici hanno respinto anche le giustificazioni legate al blocco delle assunzioni, stimando che l’amministrazione avrebbe potuto ricorrere a comandi da altri enti o a una gestione più equilibrata anziché vessare l’unico dipendente. Le esigenze legate al mandato politico, inoltre, non sono state ritenute sufficienti a giustificare lo sconfinamento nella gestione amministrativa o la violazione dei diritti alla salute e alla dignità personale.
La ripartizione Mentre l’ex vicesindaco è stata assolta per l’assenza di condotte illecite a suo carico e per essersi dissociata da alcune iniziative, la quota di risarcimento è stata ripartita in base alle singole condotte. All’ex sindaco è stato imputato il 40 per cento del totale, pari a 17.260 euro, per non aver esercitato il suo ruolo di controllo e aver tollerato le azioni dei collaboratori. All’ex assessore ai Lavori pubblici, invece, è stato attribuito il 60 per cento, pari a quasi 26mila euro, per via del suo ruolo attivo e preponderante nell’esercizio delle pressioni.
