di Fabio Toni
Attriti fra famiglie, nati chissà quando in Albania e che si trascinano in giro per l’Europa fra faide e ritorsioni a colpi di arma da fuoco. C’è questo dietro due sparatorie strettamente legate fra loro: quella avvenuta un anno fa in via Proietti Divi e l’ultima, lo scorso 7 luglio in via Castello.
Cerchio chiuso I carabinieri del nucleo investigativo e la squadra Mobile di Terni, coordinati rispettivamente dal maggiore Pietro Petronio e dal vice questore aggiunto Francesco Petitti, sono riusciti a chiudere il cerchio assicurando alla giustizia anche l’ultimo protagonista della faida. Ma per capire come siano andate le cose, è necessario fare un passo indietro.
La prima sparatoria La mattina del 22 ottobre 2013 un operaio albanese di 36 anni – Igor Cacaj – raggiunge via Proietti Divi per eseguire un lavoro edile su una casa privata. Ad attenderlo, sotto l’abitazione, ci sono i connazionali Kola Alban (29) e Nicolaj Alban (35). Appena scende dall’auto, Kola gli punta la pistola alla testa e fa fuoco, ma l’arma si inceppa. Partiranno poi tre colpi, uno dei quali raggiungerà l’operaio di striscio a una gamba. Il giorno stesso i carabinieri e polizia riescono ad arrestare i due sicari fra Roma e Terni.
Il secondo grave episodio avviene nella notte fra il 6 e il 7 luglio in via Castello, in pieno centro storico, ed è diretta conseguenza del primo. Nicolaj Alban – protagonista della sparatoria di via Proietti Divi – sta rientrando a casa quando viene avvicinato da due persone: uno di loro ha in mano un fucile, di quelli a pallettoni per cinghiali, e fa fuoco. L’uomo finisce a terra, centrato all’addome e al petto: per giorni rimarrà in bilico fra la vita e la morte, ma si salverà. I due, grazie ad una nuova indagine-lampo firmata dalla squadra Mobile e dal nucleo investigativo dei carabinieri, vengono identificati e arrestati: si tratta dei fratelli Blertmir (24) e Roland Ftoni (26), tutt’ora in carcere.
Le prove Per chiudere il cerchio manca però un tassello: a uno sguardo superficiale sembrerebbe semplice ricondurre il tutto al regolamento di conti dopo il primo agguato. Ma prove non ce ne sono ancora e lì si concentra l’attenzione degli inquirenti e del sostituto procuratore Camilla Coraggio. In questi mesi polizia e carabinieri, anche attraverso una complessa attività fatta di osservazioni, riscontri e intercettazioni, sono riusciti a individuare con certezza il mandante del tentato omicidio di Nicolaj Alban.
In manette Si tratta, per l’appunto, del36enne Igor Cacaj: la vittima della prima sparatoria. L’uomo è stato arrestato sabato mattina a Terni su ordinanza del gip Maurizio Santoloci. È lui il terzo uomo, quello che ha gestito direttamente il blitz di via Proietti Divi, colui che ha portato l’arma a casa dei due fratelli Ftoni, in via Tre Archi, e che ha indicato il momento esatto dell’arrivo della vittima. La mente, in pratica.
Sinergia Polizia e carabinieri, nella conferenza stampa congiunta, hanno sottolineato il significato dell’operazione: «L’ultimo arresto messo a segno – hanno detto Francesco Petitti e Pietro Petronio – è importante anche in termini di prevenzione dei reati. Perché ci sono famiglie e soggetti che pensano di poter ‘esportare’ come se nulla fosse i metodi criminali a cui sono abituati. Un codice d’onore che il più delle volte impone di ‘lavare il sangue con altro sangue’. Individuando tutti i protagonisti della vicenda, siamo riusciti a fermare una vera e propria escalation di violenza, messa in atto da gente che non ha scrupoli né remore ad utilizzare armi da fuoco in mezzo alla strada, a qualsiasi ora. Si tratta di un segno chiaro di come certe logiche qui non trovino alcun terreno fertile».
