Il bar Millennium (foto Toni-U24)

di Fabio Toni

La telefonata anonima che lanciava l’allarme con tanto di spari in sottofondo. La targa dell’auto con cui i tre erano fuggiti via verso San Gemini. Da questi primi elementi era partita l’indagine della squadra mobile di Terni che aveva portato al fermo di tre giovani di origine napoletana.

Il processo Martedì mattina in aula l’ispettore capo Angelo Bruno Saulle e il vice sovrintendente Claudio Nannini hanno ripercorso i passaggi fondamentali di un’indagine che ha permesso di fare luce su quanto avvenuto nella notte fra il 19 e il 20 gennaio di un anno fa all’interno del bar Millennium nella zona di San Giovanni. Una sparatoria che sarebbe potuta finire molto peggio, con cinque colpi calibro 38 esplosi nel locale, quattro dei quali ad altezza d’uomo. L’indagine, dopo i fermi dei tre presunti responsabili, aveva portato a diverse perquisizioni domiciliari nei confronti di alcuni ‘sospetti’. L’idea degli inquirenti è che l’episodio sia stato solo la punta di un ‘iceberg della droga’, nato dalla volontà di mettere le mani sul mercato locale degli stupefacenti.

Tentato omicidio L’accusa, nei confronti del titolare del bar, riguarda tre giovani di Napoli: Salvatore Scialò, Gennaro Costabile e Francesco Simioli, con il primo ritenuto dagli inquirenti il ‘leader’ del gruppo. L’azione eclatante avrebbe rappresentato una sorta di ‘avvertimento’ nei confronti del titolare del bar, per alcuni ‘conti’ in sospeso. Quest’ultimo è stato ammesso al procedimento come parte civile. Nel corso della prossima udienza, fissata per il 17 dicembre, verranno ascoltati altri otto testimoni, due dell’accusa e sei della difesa.

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