Il Tribunale di Terni

di Fabio Toni

Interrogatori di garanzia, davanti al gip Pierluigi Panariello e al pm Elisabetta Massini, per tre delle nove persone coinvolte nell’indagine su Villa Maria Luisa, la casa di riposo di Terni finita nel mirino della guardia di finanza e della procura per tutta una serie di presunti maltrattamenti nei confronti degli anziani ricoverati. Altri sei indagati erano stati già ascoltati nei giorni scorsi. Attualmente sono cinque in totale le persone che si trovano agli arresti domiciliari e che attendono le risposte del gip e del tribunale del riesame in merito alle istanze presentate dai propri legali.

Accuse respinte Lunedì mattina nessuno degli indagati si è avvalso della facoltà di non rispondere. A partire da Franca Manciucca, l’operatrice sanitaria finita ai domiciliari lo scorso 24 luglio, definita dagli inquirenti ‘la peggio’ per le sue condotte senza scrupoli. A partire dall’accusa di aver ‘girato’ contro il muro un’anziana sulla sedia a rotelle, lasciandola morire in quel modo. «L’episodio – spiega l’avvocato Francesco Crisi del foro di Perugia, che la difende insieme al collega ternano Carlo Moroni – non si è affatto svolto in questi termini. Anche le contestazioni relative ai lanci di bottiglie e di scarpe verso gli anziani sono del tutto infondate. Le immagini video lo dimostrano chiaramente. Questi aspetti hanno spinto i media a dipingere la signora Manciucca come un ‘mostro’, ma tutto ciò stride con la realtà. La nostra assistita ha svolto per 20 anni questo stesso lavoro presso altre strutture, senza mai avere un problema».

Il ruolo «Nel contesto dell’interrogatorio – spiega l’avvocato Crisi – la nostra assistita ha voluto chiarire la sua posizione in maniera ferma e circostanziata, respingendo ogni addebito e spiegando con precisione qual era il suo ruolo all’interno di villa Maria Luisa». Un chiarimento, evidentemente, necessario: «La signora Manciucca non ha mai ricoperto il ruolo di coordinatrice del personale infermieristico. Aveva orari di lavoro ben precisi, dalle 6 di mattina alle 14, quindi non operava di pomeriggio né tantomeno di notte. Svolgeva buona parte della sua attività a titolo puramente volontario e, quindi, non remunerato. Oltre a ciò, la signora non aveva alcuna possibilità di accedere alla somministrazione dei farmaci. Oltre ad essere in larga parte volontaria, non coordinava nessuno e non aveva qualifiche tali da poter assegnare alcun tipo di farmaco».

Per il legale, la nuova ‘ondata’ di provvedimenti nell’ambito dell’indagine «rappresenta un ‘rigurgito’ delle situazioni emerse lo scorso 9 luglio in occasione dei primi arresti. La misura cautelare verso la nostra assistita – spiega – costituisce un’esagerazione evidente, priva sia dei presupposti generali che specifici. Non solo, siamo di fronte ad un’articolazione investigativa che a nostro avviso è assolutamente manchevole di quelli che sono i presupposti probatori e giuridici per il tipo di contestazione che è stata fatta, ovvero quella di maltrattamenti». Oltre a chiedere la revoca degli arresti domiciliari, in attesa della decisione del gip gli avvocati Francesco Crisi e Carlo Moroni hanno già depositato l’istanza di riesame.

Più sintetico l’avvocato Massimo Proietti che insieme a Grazia Biscossi difende i proprietari della casa di riposo. Lunedì mattina il gip ha ascoltato Maria Luisa Massoli, costretta ai domiciliari e indicata dagli inquirenti come ‘gestore effettivo’ del personale impiegato, e Sandro Vitali, amministratore unico della società titolare dell’attività. Nei suoi confronti il gip ha applicato il divieto di avvicinamento alla struttura. «I nostri assistiti hanno respinto ogni addebito – afferma l’avvocato Proietti – Oltre a rispondere in maniera precisa e puntuale alle domande, hanno ampiamente chiarito la loro posizione che è quella di persone totalmente estranee ai fatti contestati. Ora attendiamo con fiducia la decisione del gip sull’eventuale revoca delle misure applicate». Decisione che potrebbe giungere martedì, insieme a quella del tribunale della libertà sulla misura applicata a Rodolfo Vitali, indicato dagli inquirenti come ‘gestore di fatto’ della struttura e, attualmente, ai domiciliari.

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