di F.T.
Ubriaco, ha sottratto la pistola al padre per tentare un’improbabile – quanto rischiosa – rapina in una tabaccheria di Collestatte. A processo, oltre a lui, c’è finito anche il genitore per non aver custodito l’arma in maniera adeguata.
Blitz improbabile La vicenda risale al novembre del 2011. Protagonista è un 39enne di Torreorsina che una sera irrompe nel negozio e punta la pistola al volto della titolare: «Voglio tutto l’incasso». È ubriaco e barcolla vistosamente. Il primo pensiero è che l’arma sia un giocattolo o poco più. La donna lo conosce già e per un istante mette da parte la paura: gli afferra il braccio e dopo un lungo tira e molla, riesce a sottrargli l’arma. «Ridammela – le urla – è di mio padre». Non proprio un professionista del crimine.
Pistola vera La titolare passa la pistola a un cliente perché la metta al sicuro e poi si concentra sul rapinatore. Cerca di calmarlo, in attesa dei carabinieri. Intanto il cliente, evidentemente esperto, si accorge che l’arma non è propriamente un giocattolo, anzi. Ha il serbatoio ben carico e un colpo in canna. Subito la svuota e la consegna ai militari appena arrivati sul posto.
A processo Il rapinatore viene portato dentro, ma le indagini successive arrivano fino al padre. Si scopre che la pistola – una calibro 7,65 regolarmente denunciata – non è stata custodita nel modo più sicuro, così come altri fucili tenuti in casa che vengono sequestrati dai militari. Con un figlio del genere, evidentemente, bisogna stare più attenti, sennò si rischia di finire nei guai. L’udienza del processo che vede imputato l’anziano, si è svolta lunedì davanti al giudice onorario Enrico Zibellini e al vpo Cinzia Casciani. Sono stati ascoltati alcuni testimoni, dopodiché il procedimento è stato rinviato per ascoltare altri testi citati dall’accusa.
