di Fabio Toni
Seconda udienza in corte d’assise per il processo a carico di Dan Dobra, il 42enne rumeno accusato dell’omicidio del connazionale Cristel Bondalici. I fatti risalgono al 10 febbraio del 2009, quando il corpo del 50enne Bondalici, venne ritrovato dalle forze dell’ordine in un casolare abbandonato alla periferia di Terni, nella zona di Villa Palma. Un edificio scelto da indigenti e senza tetto per ripararsi dai rigori invernali.
Morto in condizioni di degrado Nella ricostruzione dei carabinieri, l’omicidio di Bondalici sarebbe avvenuto in un contesto segnato dal degrado. Alla base ci sarebbero motivazioni futili, alterate dall’alcool e sfociate nella tragica rissa che portò alla morte di Bondalici per emorragia cerebrale. Il quadro probatorio definito dai carabinieri, si compone di alcune intercettazioni, testimonianze e prove. Come il ritrovamento del cellulare della vittima, finito nelle mani di una donna rumena che lo avrebbe acquistato dallo stesso Dan Dobra. La donna è stata ascoltata in aula insieme ad altri tre testimoni dell’accusa che hanno risposto alle domande del pm Barbara Mazzullo e del difensore dell’imputato, l’avvocato Massimo Rao Camemi del foro di Roma. Numerose le contestazioni sollevate dalla difesa, in particolare rispetto alle dichiarazioni rese in passato dai testimoni e verbalizzate dalle forze dell’ordine.
La difesa Per l’avvocato Rao Camemi “le persone interpellate sono a conoscenza del reato per sentito dire. Di concreto non è emerso altro e nessuno di loro è stato testimone oculare dell’accaduto”. Il processo è stato aggiornato al 7 febbraio, quando verranno ascoltati altri quattro testimoni dell’accusa. Dopo di loro, parleranno anche i consulenti tecnici di accusa e difesa.

