di F.T.
Tre medici ternani sono finiti sotto la lente della guardia di finanza e della corte dei conti regionale per aver percepito dalla Regione 20 mila euro a testa come frequentanti di alcuni corsi di formazione triennali in medicina generale.
L’ipotesi Secondo le fiamme gialle, i tre professionisti non avrebbero avuto diritto alla borsa di studio in quanto già impegnati con la propria attività libero-professionale. La legge 368 del 1999 vieta l’erogazione di tali sussidi anche ai medici che hanno un «rapporto convenzionale o precario con il servizio sanitario nazionale o altri enti e istituzioni, sia pubblici che privati».
I particolari In seguito agli accertamenti della finanza, i tre medici sono stati indagati dalla Corte dei conti regionale che ha chiesto a ciascuno di comunicare le proprie deduzioni in merito alla vicenda. Fra i casi emersi, spicca quello di un professionista che fra il 2007 e il 2009 avrebbe fatturato e regolarmente dichiarato 90 mila euro, percepiti attraverso la propria attività di medico. Le indagini sono partite da un’attenta analisi degli elenchi dei beneficiari dei contributi concessi in buonafede dalla regione. Soldi che, solitamente, sono destinati a neolaureati interessati ad arricchire il proprio percorso formativo.

