di Fabio Toni
C’è chi ha parlato e chi, per il momento, ha preferito non rispondere alle contestazioni mosse dalla procura. Tutti però, attraverso i propri legali, hanno chiesto la revoca delle misure cautelari a cui sono stati sottoposti. La decisione del gip in merito potrebbe arrivare già nella giornata di sabato.
Accuse respinte Venerdì mattina davanti al gip Pierluigi Panariello, presente anche il sostituto procuratore Elisabetta Massini, si sono svolti gli interrogatori di garanzia delle persone finite nell’indagine della guardia di finanza sui presunti maltrattamenti ai danni di alcuni anziani all’interno della casa di riposo Villa Maria Luisa. Quattro dei sei indagati si trovano agli arresti domiciliari. Fra loro, il gestore della struttura, 73 enne, difeso dagli avvocati Massimo Proietti e Maria Grazia Biscossi: «il nostro assistito – spiegano i due legali – ha risposto punto su punto alle contestazioni e ha spiegato come i presunti maltrattamenti non lo abbiano visto mai presente né tantomeno partecipe. Lo conferma il fatto che gli episodi sarebbero stati commessi da tre dipendenti sui dodici, nei confronti di quattro anziani sui diciotto ricoverati. La struttura – affermano – in tutta questa vicenda non c’entra davvero nulla».
«Nessun maltrattamento» Fra chi ha deciso di chiarire i fatti, respingendo con fermezza le accuse, c’è anche l’operatrice sanitaria 39 enne difesa dall’avvocato Giorgio Amato di Roma: «La posizione della nostra assistita – afferma il legale – è stata chiarita ampiamente nel corso dell’interrogatorio. Le stesse immagini video che fanno riferimento a lei, lasciano davvero perplessi rispetto all’ipotesi di maltrattamento. Per questo abbiamo chiesto la revoca delle misure cautelari o, in alternativa, la loro sostituzione».
Chi sceglie il silenzio La cuoca 62enne e l’infermiera 45enne, operanti nella struttura e anche loro finite ai domiciliari, si sono avvalse della facoltà di non rispondere: «è ancora prematuro – spiega il loro legale, Massimiliano Mattioli – in ogni caso abbiamo chiesto la revoca delle misure cautelari perché a nostro giudizio mancano i presupposti». Fra le alternative possibili, l’applicazione di misure meno ‘afflittive’ dell’arresto, dall’obbligo di firma a quelle già scattate nei confronti di altre due assistenti colpite dal divieto di avvicinarsi alla struttura ed agli anziani ricoverati.
Sindacato polemico Intanto non si placano le reazioni rispetto alla vicenda. L’unione sindacale di base del pubblico impiego chiede di «andare oltre lo sdegno e verificare se si è fatto tutto quello che doveva essere fatto». Per il sindacato «occorre rimettere insieme i fili della responsabilità sociale, a partire dalla Regione e dal meccanismo di accreditamento, passando per la Asl e il Comune con le necessarie verifiche e i controlli periodici». Infine una bacchettata alle altre sigle: «Sorprende molto la presa di posizione di alcuni sindacati che negli ultimi tre anni non hanno fatto nulla per opporsi concretamente ai tagli indiscriminati effettuati all’assistenza domiciliare nel ternano».
