di Massimo Colonna
«Non sussistono sufficienti elementi di responsabilità». Questa la decisione presa dal tribunale del Riesame in merito alla richiesta presentata dall’avvocato difensore di uno degli albanesi arrestati lo scorso 6 febbraio nell’ambito dell’operazione Milot. Il tribunale ha dunque di fatto revocato la misura di custodia cautelare in carcere a carico del 22enne albanese.
La decisione Il Riesame nella prima mattinata di giovedì ha notificato la decisione, ritenendo che a carico del 22enne «non sussistono sufficienti elementi di responsabilità» tali da giustificare la misura della custodia in carcere, emessa dal giudice per le indagini preliminari. Dunque Z.E. – queste le iniziali del cittadino albanese – nella tarda mattinata ha lasciato il carcere di vocabolo Sabbione.
Le accuse A suo carico c’erano le accuse del 416, associazione a delinquere, più altri 16 capi di imputazione per “reati fine”, riconducibili a furti. Accolta in pieno così la richiesta presentata al riesame dal suo avvocato difensore, Massimo Proietti. “Si tratta di una decisione molto importante – spiega il legale – perché non riguarda questioni formali, ma entro nel merito delle accuse mosse. La misura tra l’altro è stata revocata completamente, cioè non trasformata in domiciliari o in obblighi di firma”.
Terzo caso La scarcerazione del 22enne arriva dopo le prime due giunte al termine degli interrogatori di garanzia, effettuati nel carcere di vocabolo Sabbione subito dopo gli arresti. In quella circostanza il gip aveva rigettato la richiesta di applicazione di misura cautelare a carico di un 20enne albanese, assistito dall’avvocato Francesco Mattiangeli, per «difetto di gravi indizi di colpevolezza». Allo stesso tempo la donna della banda, classe 1973, era stata scarcerata con la disposizione dell’obbligo di presentazione in questura tre volte a settimana.
