di Marco Torricelli
La piccola comunità di Montefranco, poco più di 1.300 abitanti, è sotto shock. La notizia dell’incidente nel quale, nella notte tra mercoledì e giovedì, ha perso la vita la giovane Maria Elena Petruccioli, si è abbattuta come una frana. Intanto i funerali – fanno sapere dalla parrocchia – verranno celebrati sabato alle ore 15 a Montefranco, nella chiesa della Madonna del Carmine.
Il sindaco Alessandro Sinibaldi, a Montefranco, fa il sindaco. È stato tra i primi, stamattina, a raggiungere i genitori della ragazza: «Mi creda – racconta con la voce che si incrina – se le dico che è stato uno dei peggiori momenti della mia vita. Questo è un piccolo paese e ci conosciamo tutti e Maria Elena, come tutti i ragazzi e le ragazze, sono considerati un po’ come i figli di tutti. Pensare che non la vedremo più è devastante».
La famiglia Una madre ed un padre «distrutti, quasi inebetiti», racconta il sindaco di Montefranco, che vuole, però, mantenere un minimo di riserbo: «Credo che sia giusto, in momenti come questi, tacere e rispettare quel dolore atroce con il quale quelle persone devono confrontarsi – spiega – e terrò per me quello che ci siamo detti in quei momenti. Le dico solo che – e la voce si spezza di nuovo – per me quella di oggi non è certo stata, purtroppo, una visita di circostanza. È come se avessi perso una figlia mia». Per il giorno dei funerali, quando si potranno celebrare «non so se proclameremo il lutto cittadino .– dice Sinibaldi – ma di sicuro ad accompagnare Maria Elena ci sarà anche la bandiera del comune sarà listata a lutto».
La solidarietà Giovanni Guarnieri, un consigliere comunale, ha poca voglia di parlare: «Una cosa spaventosa – si limita a dire – per la quale è impossibile trovare una spiegazione logica. Montefranco, ora, può solo cercare di stringersi intorno a quella povera famiglia e farle sentire tutto il calore che una piccola comunità può offrire in situazioni del genere. Anche se – conclude – il loro dolore non potrà nemmeno essere scalfito».
La rabbia Dopo il dolore, la rabbia: «Questa tragedia – è una voca – deve farci prendere coscienza di quanto, anche questo territorio, stia diventando pericoloso e dobbiamo pretendere che chi dovere ci protegga». Per troppo tempo, si dice oggi a Montefranco, «ci hanno raccontato la favola dell’isola felice. Purtroppo non è così e vogliamo, anche per onorare la memoria di quella povera ragazza, intanto che si faccia giustizia e che si prendano le giuste misure di prevenzione».
