Il bilancio dell'operazione

di Fabio Toni

Una risposta attesa da tanti cittadini. Con l’operazione Coffeee Hurts, messa a segno nella serata di venerdì, la squadra mobile di Terni ha sgominato un’associazione a delinquere specializzata in furti in appartamento. Trentotto i ‘colpi’ accertati, su cinquanta compiuti in città nell’ultimo mese. Una stima destinata a salire, e di parecchio: gli inquirenti sono convinti che la banda possa aver messo a segno almeno duecento furti.

IL VIDEO DEGLI ARRESTATI

IL PLAUSO DEL QUESTORE

Chi sono Dieci le persone sottoposte a fermo di polizia, nove di nazionalità albanese e un rumeno. Fra loro, anche una donna con un ruolo di vertice all’interno dell’organizzazione. Uno dei soggetti individuati – l’undicesimo, di nazionalità albanese – è al momento latitante. Quattro dei fermati sono clandestini, mentre sei risiedono a Terni e risultano regolarmente impiegati. Sotto questo aspetto l’obiettivo degli inquirenti è valutare se si tratti di lavori svolti effettivamente oppure fittizi, registrati al solo scopo di ottenere la residenza sul territorio.

 GUARDA LA GALLERY

Fantasmi Il gruppo andava avanti a una media impressionante di circa cinque furti al giorno. Precisi come orologi svizzeri, entravano in azione al calare della sera, fino a notte fonda. Incastrarli è stato tutt’altro che semplice: molti di loro non hanno punti di riferimento né contatti in città, mentre altri non risultano censiti. «Quasi dei fantasmi», li ha definiti il capo della squadra mobile di Terni, Francesco Petitti, sottolineando la complessità dell’indagine. Le manette sono scattate con un vero e proprio blitz, spinto dal pericolo concreto di fuga.

Modus operandi Per comunicare senza dare nell’occhio, i membri dell’organizzazione usavano un linguaggio tutto loro: «andiamo a prenderci un caffè», per dire che era giunto il momento di mettere a segno un nuovo colpo. E più il furto era stato redditizio, più il caffè era «buono buono». La suddivisione dei compiti all’interno del gruppo era precisa: i più giovani avevano un ruolo operativo, con tanto di turni a seconda del giorno, mentre il più anziano, oltre a fare il ‘palo’, ricopriva un ruolo cardine insieme alla donna. Entrambi gestivano l’attività, occupandosi anche di riciclare la refurtiva.

Refurtiva Oro, gioielli, computer, ma anche vestiti, profumi e tutto ciò che poteva avere un valore: queste le ‘preferenze’ del gruppo. Il materiale veniva collocato sul mercato o spedito direttamente in Albania, come nel caso dei due sequestri eseguiti dagli inquirenti alla frontiera marittima di Bari e a quella aerea di Roma. Sequestri che hanno di fatto confermato come dietro ai furti ci fosse proprio l’organizzazione attiva a Terni.

Il questore Soddisfatto, e non può essere altrimenti, il questore Carmine Belfiore, visto che il problema furti è reale e particolarmente sentito dai cittadini. La conferma viene dai numeri che parlano di ben 569 colpi messi a segno a Terni dall’inizio del 2013. «Quando ho assunto l’incarico – spiega il numero uno della questura – ho subito capito che si trattava di uno dei problemi più importanti da affrontare. Oltre ad organizzare l’attività preventiva, per controllare coloro che raggiungono il territorio senza un preciso motivo, abbiamo dato vita a un’intensa attività investigativa. Oggi siamo di fronte a un risultato importante, ottenuto in stretta sinergia con la procura della Repubblica». L’attenzione sul fenomeno rimane massima: «Il problema furti non finisce ovviamente oggi – chiarisce il questore -, crediamo però di aver reso un po’ più sicura la vita dei cittadini e il nostro impegno non si fermerà qui».

La procura Il procuratore capo Cesare Martellino, accompagnato dal sostituto Raffaele Pesiri, parla di «operazione importante, condotta attraverso indagini rapide e caratterizzate da una perfetta sintonia fra la questura e la procura della Repubblica. Non stiamo parlando dell’arresto di qualche malvivente – ha aggiunto il magistrato -, ma siamo di fronte alla completa disarticolazione di un’organizzazione criminale perfettamente strutturata e attiva in questo territorio. È la risposta a un fenomeno di criminalità organizzata particolarmente sentito». La questione-furti era stata evidenziata con chiarezza in occasione dei comitati per la sicurezza pubblica convocati dal prefetto Gianfelice Bellesini e il tema non era sfuggito neppure al sottosegretario agli interni, Giampiero Bocci, che aveva auspicato interventi più incisivi da parte delle forze dell’ordine. «Il valore dell’operazione – ha aggiunto Cesare Martellino – sta nell’aver sgominato un’organizzazione attiva in città, ma anche nell’effetto deterrente. La criminalità segue logiche precise e si sposta sui territori dove c’è minor contrasto da parte delle forze dell’ordine e dell’autorità giudiziaria».

Consigli La refurtiva recuperata, direttamente e attraverso i sequestri, verrà fotografata e inserita all’interno del sito web della polizia di Stato. In questo modo le vittime dei reati potranno consultare direttamente l’archivio per individuare i propri oggetti. Dalle forze dell’ordine arrivano consigli precisi: «Oltre a ricordarsi di chiudere bene porte e finestre, invitiamo i cittadini a segnalarci qualsiasi situazione sospetta. Grazie alla loro collaborazione, possiamo contrastare i reati predatori in maniera ancora più efficace».

Questo contenuto è libero e gratuito per tutti ma è stato realizzato anche grazie al contributo di chi ci ha sostenuti perché crede in una informazione accurata al servizio della nostra comunità. Se puoi fai la tua parte. Sostienici

Accettiamo pagamenti tramite carta di credito o Bonifico SEPA. Per donare inserisci l’importo, clicca il bottone Dona, scegli una modalità di pagamento e completa la procedura fornendo i dati richiesti.