di F.T. e M.T.
Luca Galletti e Antonio Zitti possono tornare a casa. Lo ha deciso il tribunale della libertà che ha concesso gli arresti domiciliari ai due indagati per la compravendita del castello narnese di San Girolamo. L’ex direttore tecnico della Diocesi ternana e il dirigente dell’ufficio urbanistica del comune di Narni si trovavano in carcere dallo scorso 17 luglio.
Il dispositivo Nell’ordinanza, il tribunale del riesame ha escluso il rischio di inquinamento probatorio: «Unico presidio cautelare, allo stato idoneo a contenere il pericolo concreto di recidiva, oltre che proporzionato all’entità dei fatti e alla pena che potrà essere irrogata, è per i tre ricorrenti quello degli arresti domiciliari». Inoltre per i giudici del riesame, i gravi indizi di colpevolezza sussistono in relazione ai reati di turbativa d’asta e truffa, mentre vengono esclusi per il reato di associazione a delinquere.
I soldi «Non emergono specifiche condotte o circostanze che denotino – si legge ancora nel dispositivo – un attuale e concreto pericolo, tanto più se esso dovesse ricollegarsi alla esigenza, come pure sembra prospettare il Gip, di ricostruire il flusso delle somme versate al Comune». Tanto più che «trattasi di profili in gran parte documentali, per lo più esterni alla società dell’indagato Galletti, e quindi ancor più esterni allo Zitti, che potranno da conto già di per sé, almeno per una utile parte, dei soggetti coinvolti e dei criteri di erogazione».
I commenti Per gli avvocati Giovanni Ranalli e Alessandro Ricci, che difendono Luca Galletti, «la sostituzione di un provvedimento di custodia carceraria con uno meno afflittivo è sempre motivo di soddisfazione, poiché quantomeno si allenta la tensione sulla libertà personale». I due legali ora attendono di leggere le motivazioni del provvedimento: «saranno certamente molto corpose ed analitiche, vista l’attenzione evidenziata da parte del Collegio. Ci riserviamo comunque di decidere su un eventuale ricorso per cassazione».
Per il terzo indagato, l’ex economo della Diocesi, Paolo Zappelli, è stata confermata la misura dei domiciliari, applicata dal gip Pierluigi Panariello dopo gli interrogatori di garanzia. Soddisfatto l’avvocato Luca Maori, che lo difende insieme al collega Giovanni Ranalli: «Al nostro assistito erano stato già concessi i domiciliari – afferma – ma il tribunale della libertà, cosa importante, ha riconosciuto l’insussistenza del reato più grave e diffamante rappresentato dall’associazione per delinquere. Ora – prosegue il legale – dimostreremo l’assoluta estraneità del dottor Zappelli anche rispetto ai reati-satellite, la turbativa d’incanto e la truffa. Lo faremo in breve tempo». Il sostituto procuratore, Elisabetta Massini, invece, non commenta. Raggiunta telefonicamente si limita a dire: «Prendo atto della decisione e torno a lavorare».
