di Marco Torricelli

La voce gli si incrina, mentre racconta la sua versione. Stefano Bigaroni era sindaco di Narni quando fu venduto il castello di San Girolamo, operazione per la quale gli è stata inviata un’informazione di garanzia – «che non ho ancora ricevuto – dice – e della quale non so neanche se devo o no parlare» – insieme ad altre sei persone.

La versione Ma poi decide di parlarne. E non gioca in difesa: «Erano anni e anni che si cercava il modo per salvare quel castello – racconta Bigaroni – e noi decidemmo di indire un bando pubblico e trasparente. Si presentarono due soggetti diversi, ma uno dei due progetti presentati era palesemente non conforme (oltre alla Società Iniziative Immobiliari, dei due ‘fedelissimi’ di monsignor Vincenzo Paglia, Luca Galletti e Paolo Zappelli, che ha poi comprato il castello, si era fatta avanti la Hold Marine, una società sarda; ndr) e assegnammo l’immobile».

Eroi Incassando, seppur con qualche ritardo sui tempi previsti, «l’intera somma che era stata pattuita. Ecco perché dico che, non solo io, ma tutti quelli che hanno lavorato a quell’operazione, dovremmo essere considerati degli eroi». Prego? «Ma sì, degli eroi, perché abbiamo portato soldi, veri e con un’operazione corretta, nel pieno rispetto delle leggi, dei soldi nelle casse comunali. Soldi con i quali abbiamo potuto pagare gli stipendi ai dipendenti e i servizi ai cittadini».

Il progetto Quello che colpisce, però, è che da maggio 2011, quando l’operazione di vendita è iniziata – con il versamento dei 100 mila euro di anticipo da parte della Società Iniziative Immobiliari e il successivo ‘saldo’, di gennaio 2012 – ad oggi, non sia mai stato presentato un progetto relativo all’albergo che, stando alle motivazioni addotte dai compratori, doveva essere la destinazione finale del castello di San Girolamo: «Il nostro obiettivo principale – spiega l’ex sindaco di Narni – era quello di dare un futuro a quell’immobile e la vendita doveva essere solo il primo passo. Ma poi era l’acquirente a dover fare i successivi».

La politica Certo che questa storia, in un momento particolare come quello attuale, con lei indicato come possibile nuovo assessore regionale, non ci voleva proprio: «Guardi – dice Bigaroni – anche a questo proposito io non so proprio cosa pensare e, sinceramente, non sono tra coloro che pensano che ci debba essere sempre un qualche disegno dietro agli eventi che accadono». Quello che dice di sapere per certo è «che non ho nulla da rimproverarmi, come sindaco e come uomo».

La strategia Tutte cose che Stefano Bigaroni si dice «prontissimo a dire anche ai magistrati, ma davvero non so come fare e come comportarmi in questa fase. Intanto perché non ho ancora ricevuto questa informazione di garanzia e, quindi, non so nemmeno di cosa mi si accusi e poi – prosegue – non essendo per fortuna abituato a situazioni come questa, non so davvero quale sia la procedura da seguire». Magari basterebbe chiedere ai magistrati di essere interrogato: «Lei dice che sia la cosa migliore da fare? Bene, farò certamente così, almeno avrò l’opportunità di spiegare che io, l’amministrazione comunale e i tecnici, abbiamo sempre operato nel rispetto della legge».

Questo contenuto è libero e gratuito per tutti ma è stato realizzato anche grazie al contributo di chi ci ha sostenuti perché crede in una informazione accurata al servizio della nostra comunità. Se puoi fai la tua parte. Sostienici

Accettiamo pagamenti tramite carta di credito o Bonifico SEPA. Per donare inserisci l’importo, clicca il bottone Dona, scegli una modalità di pagamento e completa la procedura fornendo i dati richiesti.