di Re.Te.
Due fratelli e tre società. Una ‘compagine socio familiare’, secondo la Guardia di finanza, che avrebbe messo in piedi un meccanismo attraverso il quale i due evitavano una scomoda incombenza: pagare l’Iva. Solo che la faccenda sarebbe illegale.
Tre società I due fratelli – M.L. di 33 anni e M.T. di 27 – operavano nel settore del ‘commercio all’ingrosso e nella fabbricazione di parti ed accessori per autoveicoli’ e la prima delle tre società prese in esame dalle fiamme gialle emetteva fatture per attività rese, mentre le altre due, sottoposte a verifica, detraevano i costi relativi.
Un ‘nuovo’ sistema In pratica andava così: una società emetteva fatture per attività di intermediazione e procacciamento affari sulle quali le altre due società pagavano una percentuale sul fatturato pari al 4%. Una duplicazione di costi in pratica che dimostra come in tema di fiscalità gli escamotages per risparmiare un po’ di tasse sono vari e molteplici.
L’evasione Dagli accertamenti, iniziati nel mese di maggio, si è così scoperto che il giro di soldi serviva solo per abbattere i redditi, spalmando gli utili sulle tre società partecipate, fino al 2012, anche da due società straniere, una tedesca ed una inglese. La Guardia di finanza di Terni ha contestato, complessivamente, ai titolari circa 774mila euro di elementi negativi di reddito, un’Iva relativa di circa 228mila euro ed un’Iva dovuta di oltre 168mila euro.
