di Massimo Colonna
«Mediante mezzi artificiosi e fraudolenti diretti ad alterare il regolare funzionamento della delibera di partecipazione agli incanti, consistiti nel frazionare in piccoli importi le commesse pubbliche in modo da eludere la normativa comunitaria». Questo il cuore delle contestazioni mosse dalla procura della Repubblica di Terni dagli uffici del pubblico ministero Raffaele Iannella nei confronti dei venti indagati per lo smaltimento del percolato dalla discarica di vocabolo Valle.
Le accuse Per tutti i venti indagati, che ora avranno venti giorni di tempo eventualmente per presentarsi in procura a rilasciare dichiarazioni o a produrre documenti, l’accusa è di turbata libertà degli incanti in concorso. In sostanza la procura sostiene che l’amministrazione abbia messo in piedi un artificio per eludere una normativa europea sulla assegnazione dei lavori per lo smaltimento.
Le carte Nelle otto pagine di avviso di conclusione delle indagini inviate agli indagati si legge la ricostruzione del quadro accusatorio della procura. Dalle carte emerge come, secondo gli inquirenti, l’amministrazione «attivava procedure in economia per importi sistematicamente inferiori alle soglie comunitarie, in modo quindi da eludere la normativa comunitaria che impone la indizione di gare ad evidenza pubblica, ponendo in essere così un artificioso frazionamento delle commesse pubbliche».
Il frazionamento Il tutto, secondo la procura, «frazionando le gare in quanto il finanziamento delle stesse avveniva con fondi provenienti dalla spesa corrente, in assenza del requisito della imprevedibilità oggettiva che sola avrebbe giustificato tale frazionamento, assente detto requisito nel caso di specie trattandosi di un fenomeno (la necessità di trasferire e trattare percolato) ampiamente prevedibile e programmabile. Così facendo non veniva garantita la par condicio tra le imprese concorrenti».
Imprevedibilità C’è poi il fattore dell’imprevedibilità: secondo la procura l’assegnazione dei lavori doveva ricadere in un quadro di programmabilità degli interventi. Fattore questo contestato dall’amministrazione che in queste ore sta preparando la strategia difensiva. Il Comune potrebbe far leva sul fatto che i lavori di trasferimento del percolato non potevano essere programmati con molto margine di tempo, visto anche il fatto che questo tipo di lavoro dipende anche dalla pioggia (più pioggia, più percolato).
Ruoli diversi Nel procedimento sono chiamati in causa tre dirigenti comunali e assessori della vecchia e dell’attuale giunta, compreso il sindaco Di Girolamo. Per loro le contestazioni sono differenti a livello di ‘peso’: più pesanti per i tecnici, più ‘leggere’ per gli amministratori che avrebbero dunque approvato le delibere in cui la procura ipotizza l’elusione della legge.
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