Il Tribunale di Terni

di Fabio Toni

Il contenuto della seconda perizia, quella che esclude ‘legami esclusivi e diretti’ fra le condizioni di lavoro all’interno dell’ex inceneritore Asm e i tumori insorti nei quattro lavoratori, era stato accolto – non a caso – con soddisfazione dalle difese dei dieci imputati. Giovedì mattina quelle conclusioni, sottoscritte dalla dottoressa Roberta Stopponi, medico legale dell’Asl delle Marche, sono state duramente contestate in aula dal pm Elisabetta Massini e dai legali che rappresentano i lavoratori e i loro familiari. Tutto inutile: il giudice per l’udienza preliminare, Pierluigi Panariello, ha emesso sentenza di ‘non luogo a procedere perché il fatto non sussiste’ nei confronti delle dieci persone accusate di concorso in omicidio colposo e lesioni gravi.

La storia Nel corso degli anni, quattro lavoratori dell’ex inceneritore Asm di Maratta – finito sotto sequestro nel gennaio del 2008 – sono stati colpiti da gravi patologie tumorali. Due di loro, Giorgio Moretti e Ivano Bordacchini, sono deceduti fra il 2008 e il 2011. Il primo, capoturno, è stato stroncato nel giugno del 2008 da un cancro al polmone. Aveva appena 49 anni. Bordacchini, gruista, è morto nel dicembre del 2011, a 56 anni, per le conseguenze di un carcinoma all’esofago. Le indagini condotte dal sostituto procuratore Elisabetta Massini avevano coinvolto dieci persone fra dirigenti ed ‘ex’ dell’Asm, accusati di concorso in omicidio colposo e lesioni gravi. Per l’accusa era mancata qualsiasi cautela di base in un ambiente di lavoro fortemente a rischio, caratterizzato da una continua esposizione a sostanze cancerogene.

Le due perizie La fase preliminare del procedimento è stata caratterizzata da due perizie. La prima, svolta in sede di incidente probatorio dal professor Mariano Cingolani e dai colleghi Nicola Nante e Paola Nuti, a giudizio dell’accusa non era riuscita a chiarire il dubbio principale: l’esistenza o meno di un legame fra le condizioni di lavoro e le malattie comparse nel tempo. Per questo il pm e le parti civili avevano chiesto un nuovo esame per sgomberare il campo da qualsiasi dubbio. Una richiesta accolta dal tribunale che nell’ottobre del 2012 aveva affidato l’incarico alla dottoressa Stopponi. Nella relazione conclusiva, quest’ultima afferma che «la durata e l’entità» dell’eventuale esposizione a sostanze cancerogene, sarebbero state «insufficienti», da sole, a causare la comparsa delle neoplasie.

L’udienza In aula l’accusa e le parti civili – rappresentate dagli avvocati Cristina Rinaldi e Dino Parroni – hanno contestato senza mezzi termini quelle conclusioni. I legali hanno definito la perizia «carente, segnata da riferimenti bibliografici non pertinenti e priva di risposte significative al quesito posto». Di contro i legali degli imputati hanno più volte sostenuto come gli atti in possesso del giudice fossero di per sé, e sin dalla prima perizia, «sufficienti per giungere a una conclusione positiva del procedimento».

La sentenza Alla fine il gup Pierlugi Panariello ha accolto le tesi delle difese e ha emesso sentenza di ‘non luogo a procedere perché il fatto non sussiste’ nei confronti dell’ex sindaco di Terni Paolo Raffaelli, gli ex presidenti Asm Giacomo Porrazzini, Stefano Tirinzi e Piero Sechi, l’ex direttore generale Moreno Onori, gli ex memebri del cda Asm Paolo Olivieri e Raffaele Iannotti, l’ingegnere Giovanni Di Fabrizio e il consulente Aldo Di Raimo Marrocchi. Fra loro c’è anche chi non è riuscito a trattenere le lacrime alla lettura del dispositivo. Probabile, a questo punto, che la procura e le parti civili decidano di ricorrere in Cassazione.

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One reply on “Terni, «il fatto non sussiste»: prosciolti i dieci imputati per i tumori all’inceneritore Asm di Maratta”

  1. Se avete visto il film Trashed, viene riportato il caso Gilly sur Isère (paesino di Albertville in Alta Savoia). Il paese non era nominato nel film, ma facendo ricerche in Internet alla fine sono riuscito ad individuarlo. In questo paese c’era un inceneriotore di rifiuti e adiacente una via: Rue L.Berthet che era chiamata la “strada del cancro”, perchè degli 80 residenti 24 si sono ammalati di cancro. I cittadini hanno protestato e denunciato, ma anche qui, nessun colpevole… non esiste prova di causa ed effetto… anche se l’inceneritore è stato abbattuto. Magra consolazione per chi è malato o ci ha rimesso la vita!

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