I due sono stati arrestati dalla polizia (Foto Troccoli)

Chiedono di patteggiare Roberto e Tullio Rocchi, i due vice commissari della squadra mobile di Terni, arrestati lunedì dai loro colleghi con l’accusa di rivelazione e utilizzo di segreti di ufficio per fini patrimoniali, relativi a un’indagine per estorsione.

Ammissione di colpa Nel corso degli interrogatori di garanzia, di fronte al gip di Orvieto Gianluca Forlani, che li ha ascoltati per rogatoria, da quanto riferiscono i loro avvocati Manlio Morcella, Luigi Fiocchi e Roberto Spoldi, «hanno ammesso gli addebiti di natura cautelare che sono stati loro contestati, condividendone la relativa valenza formale».

Il comunicato Le istanze di patteggiamento verranno depositate lunedì alla procura di Terni contestualmente a quelle di scarcerazione. In una nota, gli avvocati spiegano che «In ragione del doveroso rispetto della propria vita professionale, espletata negli anni in posizioni di primo piano, con assoluto impegno e attraverso condotte che hanno consentito il proseguimento di risultati investigativi esemplari, in ragione del più doveroso rispetto della polizia giudiziaria e della polizia di Stato, al fine di non creare strumentalizzazioni, almeno in potenza disdicevoli per l’istituzione che hanno a lungo servito, gli stessi fratelli Rocchi hanno deciso di non coltivare il procedimento penale e di rinunciare alla verifica inerente i fatti reato dei quali si sarebbero resi protagonisti».

Quanto rischiano Se il patteggiamento verrà accolto i due accederanno allo sconto di pena di un terzo, come previsto dal codice. Quindi la richiesta dei difensori prevede la condanna a un anno e sei mesi di reclusione per Tullio Rocchi e un anno e due mesi per Roberto Rocchi (con pena sospesa per entrambi).

Dimissioni solo per Tullio Tullio Rocchi formalizzerà presto anche le proprie dimissioni dalla polizia di Stato, mentre Roberto è pronto ad affrontare il procedimento disciplinare già avviato pur di restare in polizia.

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