Un'aula del tribunale di Terni

di F.T.

Le indagini dei carabinieri della compagnia di Amelia, supportate da immagini e registrazioni video, avevano svelato un inferno fatto di insulti e maltrattamenti. Vittime due bimbi di neanche tre anni residenti a Guardea. Per quella vicenda erano finiti in manette i genitori, un 64enne di Civitavecchia e la moglie 50enne originaria di Catania. A cinque mesi dall’arresto, il tribunale di Terni ha fissato il giudizio con le modalità del rito immediato.

L’accusa che pende sui due coniugi è quella di maltrattamenti in famiglia. Secondo l’accusa, rappresentata dal sostituto procuratore Elisabetta Massini, avrebbero maltrattato i piccoli «con violenti schiaffi, anche in testa, tirando loro i capelli, legandoli al seggiolone per le scapole e facendoli rimanere in queste condizioni per lunghi intervalli di tempo, lasciandoli piangere per periodi estremamente lunghi senza rivolgere loro alcuna attenzione».

Le stesse parole usate per sgridare i due piccoli, non sarebbero state più tenere delle botte – «non rompere il cazzo», «stronzi», «deficienti» -, tanto da provocare nei bimbi un ritardo nel linguaggio, anaffettività e inibizione. Il giudizio immediato è stato chiesto e ottenuto dall’accusa, con l’udienza fissata dal gip Pierluigi Panariello per il 10 ottobre in camera di consiglio.

L’esame del Dna In seguito all’arresto, erano emersi forti dubbi da parte degli inquirenti sulla reale paternità e maternità dei due piccoli, nati a Kiev e registrati all’anagrafe di Soriano nel Cimino. I successivi test del dna avrebbero svelato che sono figli del padre ma non della madre: i due si erano recati in una clinica ucraina dove l’uomo aveva donato il seme ad una madre ‘surrogata’. Al momento i due bimbi si trovano in una struttura protetta. Figureranno nel procedimento come parti civili, attraverso l’avvocato Francesca Abbati che dei piccoli è il tutore legale.

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