Giacinto Cutini

di Marco Torricelli

A lui aveva fatto riferimento Alessandro Ridolfi, il tecnico che aveva tolto il velo, parlandone a febbraio con Umbria24, dalla drammatica storia della ‘galleria dei veleni’.

La galleria Quel tunnel Tescino – sulla superstrada Terni-Rieti – attualmente chiuso al traffico per i lavori, gli ennesimi lavori, che dovrebbero impedire che i liquidi che provengono dalla sovrastante discarica precipitino al suo interno, avrebbe fatto un’altra vittima.

In Procura Ed eccolo qui, il secondo uomo che denuncia di essersi ammalato lavorando in quella galleria. Si chiama Giacinto Cutini, ha 57 anni, vive a Gualdo Cattaneo e lunedì ha bussato alla porta del procuratore della repubblica Elisabetta Massini, che però non lo ha potuto ricevere essendo impegnata nel tragico caso di femminicidio che ha sconvolto la città: «Mi ha dato appuntamento per venerdì prossimo – racconta Cutini – e comprendo bene che quella drammatica vicenda avesse la precedenza».

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Il racconto Giacinto Cutini lavorava con Alessandro Ridolfi, in quella galleria: «Io ero quello che ‘sparava’ le mine – racconta – e quando ho visto che quell’acqua che spesso ci cadeva addosso aveva un colore strano, di un verde particolare, ho chiesto spiegazioni, ma mi hanno detto di farmi gli affari miei». Poi, però, «ci hanno detto di indossare degli indumenti particolari e di non portarli a casa. Io ho di nuovo chiesto spiegazioni e per tutta risposta mi hanno cambiato posto, da un giorno all’altro, mandandomi a lavorare in officina».

Le piaghe Ad un certo punto, però, sulle sue mani «sono comparse delle piaghe, precedute da un forte prurito e poi da un intenso dolore – dice ancora Giacinto Cutini – e lavorare è diventato impossibile». Sette mesi di ‘buono malattia’, tutta una serie di analisi e ricerche «anche della ‘medicina del lavoro’ di Perugia, che però non hanno permesso di comprendere l’origine di quel fenomeno».

Il lavoro perso A causa di quella lunga assenza, dice Cutini, «ho perso il lavoro e non è stato facile tirare avanti, tanto che mia moglie ha finito col prendersi un forte esaurimento nervoso, dal quale sta faticosamente cercando di uscire». Senza soldi e con la difficoltà a trovare un’altra occupazione «sono stato costretto a chiedere la sospensione del mutuo che pagavo per la casa nella quale viviamo e mi arrangio cercando di vendere il poco miele e olio che produco nei mercatini di ‘Campagna amica’».

La denuncia Poi ha saputo che il suo vecchio compagno di lavoro aveva sollevato il caso: «Quando Alessandro Ridolfi mi ha detto quello che stava cercando di portare a conoscenza della magistratura e dell’opinione pubblica – spiega – ho capito che anche le mie piaghe (la sua caviglia sinistra presenta una piaga molto simile a quelle viste addosso a Ridolfi; ndr) potevano essere provocate dallo stesso motivo ed ho pensato di dare anche la mia versione».

«Voglio giustizia» Tutti quelli che lavoravano lì dentro, racconta Giacinto Cutini, «avevano la sensazione che ci fosse qualcosa di poco chiaro e il clima di paura era evidente. Ma era il nostro lavoro e ci permetteva di far vivere le nostre famiglie. Se, però, si dovesse dimostrare che siamo stati messi in pericolo, qualcuno dovrà spiegare perché». Vendetta? «No, mi creda – dice – solo giustizia. Ed è quello che chiederò alla dottoressa Massini venerdì. La mia vita e quella di mia moglie la meritano».

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