di Fabio Toni
Il reato ipotizzato, codice alla mano, è maltrattamento di animali. Ma ciò che impressiona è il contenuto delle accuse. Raccapriccianti, ancorché tutte da dimostrare. Il processo è quello legato alle condizioni del canile di Colleluna. Una struttura oggi rimessa a nuovo, ma che in passato ha vissuto periodi particolarmente bui. Tanto da finire sotto sequestro nel marzo del 2009, con i sigilli apposti da Nas e Forestale in seguito all’indagine coordinata dal sostituto procuratore Elisabetta Massini.
Canile-lager Le contestazioni mosse dalla procura fanno riferimento a cani «lasciati in ambienti disseminati di feci e sporcizia, senz’acqua o con la ciotola congelata d’inverno, stipati in ambienti privi di luce o chiusi in gabbie per gatti, nella totale impossibilità di muoversi». E ancora: «Nessuna verifica del microchip per l’eventuale restituzione ai proprietari, mancanza delle condizioni igieniche basilari per evitare il diffondersi di malattie come leishmaniosi e leptospirosi, l’impossibilità per il pubblico di accedere alla struttura e quindi alle adozioni, peraltro non registrate né comunicate alla Asl». Infine gli abbattimenti, definiti dall’accusa «indiscriminati, attuati nei confronti di cani affetti da leishmania ma in buone condizioni di salute, in violazione della legge che vieta l’abbattimento dei randagi».
A giudizio Quattro le persone finite sotto processo. Il ‘grosso’ delle imputazioni riguarda l’ex assessore all’ambiente del comune di Terni Gianfranco Salvati e l’ex dirigente Salvatore Rapisarda. Il primo è difeso dall’avvocato David Brunelli che si dice «fiducioso che verranno escluse le responsabilità al momento addebitate. La struttura – afferma il legale – ha vissuto un periodo di degrado. Poi però l’intervento diretto del comune, anche attraverso un esborso consistente, ha permesso di mettere a norma il canile rendendolo moderno e funzionale». Più defilate le posizioni degli altri due imputati, responsabili della cooperativa sociale che gestiva il canile e difesi dall’avvocato Massimo Proietti. Per loro l’accusa è di falso, oltre a numerose violazioni già sanate in sede amministrativa e per le quali, in larga parte, è stata già emessa la sentenza di non luogo a procedere.
Udienza Nell’udienza di venerdì pomeriggio, davanti al giudice Angelo Matteo Socci e al vpo Cinzia Casciani, sono stati ascoltati nove testimoni, fra cui medici veterinari ed ex volontari della struttura. Al termine, il procedimento è stato aggiornato al prossimo 28 novembre. Fra le parti civili ammesse dal tribunale, figurano il Wwf e l’associazione animalista ‘Grandi amici’, rappresentate rispettivamente dagli avvocati Giuseppe Sforza e Francesco Mattiangeli.
