Leonardo Ippoliti e Diego Bianchina

di Fabio Toni

Due giovani operai Ast accomunati, a distanza di pochi mesi, dallo stesso tragico destino: Diego Bianchina e Leonardo Ippoliti. Il primo, ucciso a soli 31 anni dalle esalazioni di acido solfidrico durante il travaso di una cisterna. Il secondo, 29 anni, finito sotto un rullo e morto al policlinico Umberto I di Roma dopo oltre venti giorni di agonia. Gli strascichi legali hanno prodotto altrettanti procedimenti, discussi nell’udienza di giovedì mattina davanti al giudice, Angelo Matteo Socci.

Diego Il 1° dicembre del 2009 Diego Bianchina, dipendente presso il reparto Sea dell’area tecnica e servizi, stava travasando acido cloridrico all’interno di sei cisterne. Purtroppo una di queste non era stata adeguatamente ripulita: al suo interno c’erano ancora residui di sale sodio solfidrato. Dalla miscela si era sprigionata una nube mortale di acido solfidrico che lo aveva investito, senza lasciargli scampo.

L’udienza Per questa vicenda, dopo i rinvii a giudizi disposti dal gup Pierluigi Panariello, a processo ci sono finiti Antonio Bufalini e Walter Maffeo, rispettivamente datore di lavoro delegato e dirigente responsabile dell’area tecnica e servizi, oltre alla Thyssen Krupp come ente responsabile in base al decreto 231 del 2001. Durante l’udienza preliminare, tre quadri intermedi (Rodolfo Maria Borzacchini, Michele Pelini e Marcello Brunelli) avevano chiesto e ottenuto di patteggiare la pena. Nell’udienza di giovedì mattina non è stato possibile ascoltare alcun testimone, a causa della mancata notifica degli atti da parte della procura. Così il procedimento è stato aggiornato al 9 gennaio del 2014.

Leonardo Caposquadra nel reparto Pix1, Leonardo Ippoliti era originario di Porchiano del Monte. Quella notte, il 28 maggio del 2010, si era sporto dal parapetto della passerella sopra la linea lac-2 per rimuovere la striscia metallica (‘reggetta’) che bloccava la distensione di un rotolo d’acciaio. Aveva perso l’equilibrio ed era finito con la gamba destra schiacciata sotto il rullo. Subito soccorso, era stato ricoverato prima a Terni e poi a Roma. Col passare dei giorni la situazione era peggiorata e anche la gara di solidarietà fra i colleghi, i primi a donargli il sangue, non era servita ad evitare il peggio.

Le formalità A processo ci sono finiti lo stesso Antonio Bufalini e Costantino Di Pietro, dirigente del reparto. Entrambi accusati di omicidio colposo e difesi dagli avvocati Ezio Audisio e Attilio Biancifiori (Bufalini) e dagli avvocati Andrea Garaventa e Carlo Amati (Di Pietro). Nell’udienza di giovedì mattina, la prima dopo i rinvii a giudizio, sono state sbrigate alcune formalità preliminari relative ai testi da ascoltare e all’assunzione di eventuali prove documentali. Al termine il giudice ha disposto il rinvio al 10 aprile del prossimo anno. Anche in questo caso non figurano parti civili, visto che la Thyssen Krupp ha già risarcito i familiari dello sfortunato operaio.

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