«Assolti perché il fatto non sussiste e perché il fatto non costituisce reato». Queste le formule con cui il giudice del tribunale di Terni ha chiuso il processo aperto dopo la morte di un bimbo di 14 mesi che nell’agosto 2011 è precipitato dal balcone di un appartamento a Borgo Rivo. Alla sbarra c’erano il direttore dei lavori e l’operaio che materialmente aveva realizzato l’inferriata attraverso la quale il bimbo è fatalmente passato. Per entrambi dunque decade l’accusa di omicidio colposo.
La sentenza La decisione è arrivata al termine dell’ultima udienza andata in scena davanti al giudice monocratico del tribunale di Terni, Massimo Zanetti, nel primo pomeriggio di venerdì. Dopo aver ascoltato le parti il giudice ha emesso la sentenza assolvendo dunque i due imputati. Il direttore dei lavori è stato assolto con la formula ‘il fatto non sussiste’, mentre l’operaio perché ‘il fatto non costituisce reato’. Per entrambi l’accusa era di omicidio colposo.
Le parti in aula Prima della decisione del giudice la parola era spettata alle parti: in aula era presente il pubblico ministero Elisabetta Massini la quale ha chiesto una condanna di un anno e sei mesi ciascuno per entrambi gli imputati. La parte civile nel processo, ossia i genitori del bambino rappresentanti dall’avvocato Massimo Proietti, aveva chiesto un risarcimento di un milione di euro. Presenti in aula anche gli avvocati difensori Enrico De Luca e Massimo Carignani. La decisione del giudice però ha fatto decadere tutte le accuse. Nel mirino degli inquirenti in particolare era finita la distanza che passa tra la ringhiera e gli altri elementi del balcone. Tutto però, secondo le difese dei due imputati, era stato costruito secondo le norme vigenti nel momento della costruzione del palazzo. Una ricostruzione che ha trovato anche il parere favorevole del giudice.
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