di F.T.
Si avvia a conclusione la fase istruttoria del processo che vede imputato il presidente del consiglio regionale Eros Brega. Nell’udienza di martedì mattina sono stati ascoltati due testimoni: un dirigente dei servizi ispettivi del ministero dell’economia e un consulente citato dalla difesa.
Il consulente Quest’ultimo – il commercialista Roberto Montesi – ha spiegato di aver esaminato la contabilità dell’associazione eventi valentiniani, giungendo alle stesse conclusioni del perito dell’accusa, Stefano Vignone, che verrà ascoltato in aula il prossimo 19 novembre. «Per svolgere il lavoro – ha spiegato il dottor Montesi – mi sono basato sui quattro elaborati del collega Vignone, concordando con i contenuti dell’ultima perizia del settembre 2012 che ha limitato le contestazioni iniziali (300 mila euro circa, ndR) a poche migliaia di euro, peraltro ampiamente giustificabili attraverso documenti e testimonianze».
«Contabilità ricomparsa» Per il consulente e per la difesa di Eros Brega, rappresentata dall’avvocato Manlio Morcella, l’accusa di peculato sarebbe stata spazzata via dall’emergere dei documenti contabili – fatture in particolare – durante la fase di indagine. «L’impressione – ha detto il commercialista in aula – è che l’indagine sia segnata da alcuni aspetti ‘patologici’ non ascrivibili al pm. Mi riferisco in particolare al fatto che la produzione contabile si sia materializzata nelle mani del consulente dell’accusa per fasi successive. Se fosse stata disponibile dall’inizio, le conclusioni dell’accusa sarebbero state differenti».
«Accuse ridimensionate» In conclusione Roberto Montesi ha spiegato come «non ci si trovi di fronte ad atti illeciti, ma soltanto a pochi elementi per i quali non è stato possibile ottenere un riscontro documentale. Tutto ciò – ha aggiunto – in perfetta assonanza con le conclusioni del dottor Vignone. La documentazione infatti si è resa disponibile in fasi successive ed ha sciolto tutti i nodi originariamente ipotizzati».
L’ispettore Prima di lui era stato sentito Luciano Cimbolini, dirigente dei servizi ispettivi del ministero delle finanze, che nel 2005 aveva svolto una visita ispettiva presso il comune di Terni. Un’indagine legata a un esposto presentato dal consigliere comunale Enrico Melasecche in prefettura e poi comunicato al ministero degli interni. Da lì, la segnalazione era giunta al ministero delle finanze per i necessari riscontri.
La visita in comune L’obiettivo della visita ispettiva era quello di fare luce su alcuni debiti fuori bilancio riconosciuti dall’amministrazione comunale attraverso la delibera 85 del 2005, nei settori del sociale, della cultura, dei trasporti e dello smaltimento dei rifiuti. In relazione al settore cultura, l’ispettore ha riferito di una massa debitoria di circa 870mila euro, estremamente parcellizzata fra decine di piccoli creditori a cui i servizi erano stati affidati in maniera per lo più diretta. L’indagine ha fatto emergere come le somme siano state riconosciute e finanziate dal comune in maniera non regolare, attraverso il cosiddetto ‘avanzo di amministrazione’ e senza un’adeguata istruttoria che dimostrasse l’utilità e il beneficio per la collettività.
Conclusioni Nel contesto del processo, il dirigente del ministero dell’economia ha spiegato che «non era stato possibile risalire a chi avesse ordinato quelle spese, la cui competenza spetta per legge a dirigenti e funzionari». Poi, in riferimento agli eventi valentiniani: «La parte debitoria relativa alle attività di questa associazione mi venne segnalata via e-mail, ma non ci fu un riscontro concreto in tal senso. Il nostro lavoro riguardò in particolare la delibera comunale con cui erano stati riconosciuti i debiti».
