L'inceneritore Asm

di Fabio Toni

Nuova udienza fiume per il processo Asm. Martedì sono stati ascoltati cinque testimoni dell’accusa. Attraverso le domande del pm Elisabetta Massini e dei legali presenti, anche in rappresentanza delle undici parti civili, è stato possibile ricostruire alcuni aspetti relativi alla gestione dell’inceneritore di Maratta e ai presunti episodi di mobbing che avrebbero colpito dirigenti e dipendenti della municipalizzata. Un duplice filo destinato ad intrecciarsi in più di un passaggio.

I testimoni Il primo a parlare è stato Adriano Bartolucci, ispettore del lavoro, che ha raccontato di come le verifiche, innescate dagli esposti presentati da alcuni lavoratori e dai sindacati, si fossero concentrate sull’impianto di incenerimento e sui casi di mobbing denunciati. Il dirigente dell’ufficio del lavoro ha sottolineato come già nel 2002, cinque anni prima dell’inchiesta vera e propria, la ditta incaricata per lo smaltimento avesse rilevato la presenza di isotopi radioattivi nelle ceneri dell’impianto di Maratta. In particolare Cesio 137. A quel tempo gli organi di controllo, fra cui l’Arpa e l’Asl, avevano chiesto all’azienda di dotarsi di un protocollo per la valutazione del rischio, fino a quel momento non presente per i rifiuti radioattivi, e di un adeguato sistema di controllo radiometrico all’ingresso dell’impianto. Prescrizioni e disposizioni accolte dall’Asm soltanto nel 2007, anno in cui nelle rilevazioni compare un altro radioisotopo: lo Iodio 131, riconducibile in larga parte ai rifiuti medicali e ospedalieri.

Le date Proprio nel 2007 la ditta Agostini viene incaricata dall’Asm di verificare la radioattività di tutti i rifiuti destinati all’inceneritore. Dapprima con un controllo manuale, poi nell’agosto del 2008 attraverso l’installazione di un portale fisso all’ingresso della stazione di trasferenza. È lo stesso Mauro Agostini a ricostruire con la sua testimonianza il numero degli ‘allarmi’ scattati in seguito alle verifiche: dai 3 del 2007 ai 31 dell’anno successivo. Poi 36 nel 2009, 30 nel 2010, 37 nel 2011 e 45 lo scorso anno. «Nel 90% dei casi – ha spiegato in aula – si tratta di rifiuti provenienti direttamente dai cassonetti indifferenziati interni all’ospedale di Terni: garze, siringhe, scatole di medicinali. Tutto materiale smaltito in maniera non corretta». In aula è stato sottolineato come gli isotopi di origine medicale siano caratterizzati da un decadimento radioattivo piuttosto veloce. «Le radiazioni – ha detto un altro testimone, il consulente tecnico Massimiliano Ubaldi – potrebbero aver raggiunto gli addetti al trasporto e allo scarico del materiale. Escludo però che dopo l’incenerimento si siano potute registrati conseguenze significative sull’ambiente». Un parere non condiviso da Mauro Agostini: «La combustione non esclude l’emissione nell’aria di sostanze nocive di questo tipo».

Il mobbing Per il filone di indagine relativo al mobbing, hanno parlato lo stesso Bartolucci e gli ex dirigenti Asm Mauro Latini e Giovanni Maria Motzo, quest’ultimo parte offesa. Il primo ha evidenziato, a livello statistico, il clima di conflittualità interno all’Asm fra il 2006 e il 2007, con un numero crescente di provvedimenti disciplinari e relativi ricorsi. L’ispettore del lavoro ha poi riferito delle denunce presentate da alcuni dipendenti che, dopo aver subito pressioni, si sarebbero visti togliere la maggior parte delle mansioni. «Costretti a non far nulla – ha spiegato – e in qualche caso a lasciare il lavoro, colpiti anche malattie professionali riconosciute dall’Inail».

Imputati famosi Fra i venti imputati figurano diversi volti noti della vita politica e amministrativa cittadina. Come l’ex sindaco Raffaelli, l’attuale direttore generale dell’Asm Tirinzi e alcuni ‘ex’ dell’azienda multiservizi: Porrazzini (presidente), Onori (direttore generale), Iannotti, Amadio e Olivieri (già membri del cda). Il processo si articola in due filoni fondamentali: il primo, ambientale, è ancora attivo nonostante le prescrizioni. In particolare le accuse riguardano le presunte violazioni nella gestione e nello smaltimento dei rifiuti (incluso lo scarico di reflui inquinanti nel fiume Nera) e il superamento dei limiti imposti per le emissioni nell’aria. Il secondo filone riguarda invece il mobbing che sarebbe stato attuato nei confronti dei dipendenti ‘scomodi’. La nuova udienza del processo si svolgerà il 21 maggio.

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