Sergio Stefani e Alessandro Settepani ( foto archivio Troccoli)

di Fra. Mar.

In primo grado erano stati assolti con la formula «il fatto non sussiste». Adesso invece, la Corte d’Assise d’Appello di Perugia ha ribaltato quella sentenza condannando cinque anarchici ritenuti a vario titolo responsabili, o istigatori, per un tentativo di sabotaggio della linea ferroviaria Orte – Ancona. In particolare, Sergio Maria Stefani, l’unico che anche in primo grado era stato condannato a tre anni e tre mesi di reclusione per il furto della Lancia Y, è stato adesso condannato a quattro anni. Un anno e mezzo ad Alessandro Settepani e tre anni di reclusione per Stefano Del Moro, Anna Beniamino e Alfredo Cospito. Rispettivamente erano accusati di attentato ai trasporti pubblici ( Stefani e Settepani) e istigazione a delinquere. Stefani è stato anche rinviato a giudizio anche per oltraggio al magistrato in udienza, in relazione alle pesantissime parole che aveva usato contro il pubblico ministero Manuela Comodi durante il processo di primo grado.

Quando vennero fermati Era il marzo 2008, quando una pattuglia dei carabinieri di Orte notò una Y10 che procedeva molto lentamente nel tratto in cui la statale scorre parallela alla linea ferroviaria Orte Ancona. Il conducente era Stefani Sergio Maria, Settepani invece era seduto accanto. Settepani aveva ai suoi piedi due ganci sporchi di grasso artigianali con un uncino di circa 15 cm. Nel bagagliaio ce n’erano altri due. E poi due cacciaviti, un coltello, un rotolo adesivo, altri due ganci, un marsupio con chiavi, un copricapo nero, un opuscolo con gli orari dei treni in vigore e un fogliettino con due telefoni cellulari.

La testimonianza in aula «Per noi era stato chiaro cosa fossero quei ganci. Stava scritto nel manuale anarchico “Ad ognuno il suo: 1000 modi per sabotare questo mondo”. La spiegazione era a pagina 111. I ganci avrebbero tranciato l’intera linea ferroviaria ed elettrica fino a bloccarla». A dirlo, nel processo di primo grado era stato il capitano Antonini del Ros di Roma. «I ganci erano dentro l’abitacolo, tra i piedi della persona trasportata. In macchina Sergio Maria Stefani, che guidava, e Alessandro Settepani, avevano anche una canna da pesca, e nel manuale sta scritto di usarla per non folgorarsi nel caso in cui si stia sabotando una linea ferroviaria. Avevano anche altri ganci e forse- aveva aggiunto il capitano – erano destinati a sabotare la linea dell’Alta Velocita che si trova molto vicina a quella della Orte Ancona. Noi riteniamo potesse essere quello l’obiettivo».

Gli oggetti in macchina Dalla perquisizione in caserma quella sera stessa era emerso che nel bagagliaio c’era un borsone di Stefani con dentro due canne da pesca col mulinello e il libricino con gli orari dei treni nazionali. E altri due ganci artigianali incartati nel bagagliaio, un rotolo di nastro adesivo da pacchi, 2 paia di scarpe, un giubbotto, un paio di pantaloni, e un marsupio. Uno sgrassatore e dei tovaglioli di carta. Un foglio con il numero di telefono di un avvocato di Firenze invece era nel cassettino dell’automobile. Loro erano vestiti di nero, per gli inquirenti pronti a passare all’azione.

L’indagine Intanto quella sera del 27 marzo 2008 li rilasciarono entrambi e li denunciarono a piede libero per non compromettere l’indagine che nel luglio del 2009 avevano portato all’arresto di Sergio Maria Stefani, di Roma e di Alessandro Settepani, di Orvieto con l’accusa di aver tentato di sabotare la linea ferroviaria Orte Ancona. La stessa operazione aveva portato alla perquisizione di altre 32 persone in tutta Italia, di cui 10 in Umbria. Per undici di loro venne poi chiesto il rinvio a giudizio. Otto di loro sono stati processati in primo grado e assolti quasi tutti. Adesso, in appello, cinque di loro sono stati condannati.