Un tempo venivano definite ronde, oggi si trasformano in «passeggiate», quelle che i team Vannacci organizzano in giro per le città. Percorrendo tra i vari sentieri, quello rosso che, a Perugia, da Fontivegge porta alla Pallotta e poi a Monteluce, il team ha preso piena consapevolezza dello stato dei luoghi. Restiamo in attesa delle future mosse. Intanto, in Umbria, l’iniziativa che al momento ha capitalizzato maggiori adesioni, è a Perugia, affidata alle mani di un avvocato, Luca Valigi. Questa formazione vuole essere riconosciuta come ‘Arditi’, un nome un programma’, atteso che si richiama alle truppe d’assalto italiane in azione durante la prima guerra mondiale, note per il coraggio e lo spirito di élite. Insomma l’immagine che vogliono trasmettere non punta alla tenerezza. Valigi, a Umbria24, ha detto che i «sopralluoghi compiuti per monitorare le condizioni in cui si trovano alcuni quartieri del capoluogo umbro si sono realizzati tramite l’iniziativa di ‘passeggiate’ nei luoghi d’interesse come Fontivegge, Monteluce e zona Pallotta». Poi avvisa: «Altre ancora sono in programma». Inoltre, cosa che riscalda i cuori degli arditi, è prevista, entro fine anno, un’assemblea regionale dei gruppi umbri durante la quale interverrà il generale. Attenzione, perché non fosse del tutto chiaro l’aspetto della prestanza, Valigi ha detto che «tra le altre attività promosse viene dedicata attenzione anche al sociale, ad esempio, è in programma la promozione di corsi di pugilato per rendere questo sport uno strumento valido alla lotta contro la delinquenza». Cosa abbia voluto significare e se questa affermazione è da mettere in relazione allo strumento delle contestate ‘ronde’, lo scopriremo solo vivendo. Intanto accontentiamoci di capire quali altri perimetri ha già tracciato in Umbria il braccio operativo del pensiero Vannacciano.
A Deruta la noia è stata interrotta già da tempo, è da tre mesi infatti che il ‘machismo’ locale ha trovato capanna nel ‘team ‘Marcello Pucci Boncambi’, il cui coordinamento è affidato ad Augusto Rossi. Ad Assisi, va in scena il colossal ‘Il Guerriero del Subasio’ con la formazione coordinata da Roberto Pierotti. Se a Perugia si contano 50 membri tesserati, gruppo misto per un’età media intorno ai 40 anni, stando a quanto riferito dal coordinatore, a Deruta e Assisi staremmo intorno ai 25, 30 membri. chissà se si è raggiunta la parità di genere? Stando ai maligni, il contesto sarebbe più insidioso che altrove.
Allarghiamo il campo: i team Vannacci rappresentano un fenomeno in crescita in tutta Italia, compresa l’Umbria, nati dall’idea del generale Roberto Vannacci, questi gruppi territoriali, dotati di nomi musicali sembrano esprimere uno spirito da “guerra asimmetrica”. Qualche prurito hanno generato anche all’interno dello stesso partito della Lega, ma il generale sembra avere idee ben chiare e non risulta affatto intenzionato a mollare la presa. Intano i team muovono le loro pedine sullo scacchiere locale, contribuendo a consolidare la presenza politica di Vannacci e della Lega con un mix di tattiche da borgata e militanza appassionata. L’iniziativa fa capo all’associazione politico-culturale ‘Movimento Il Mondo al Contrario’, che promette di insinuarsi lungo tutto lo Stivale.
‘Movimento Il Mondo al Contrario’, in acronimo Mac, è una ‘creatura’ di recente costituzione. Il programma Mac è riassunto in un manifesto di otto punti definito un «progetto identitario, patriottico e rivoluzionario», che mette al centro del dibattito politico valori come «patria, famiglia, identità e sovranità nazionale e sicurezza sociale». Nasce ufficialmente nel 2025 come associazione politico-culturale e, in breve tempo, è riuscita a mettere radici, un po’ replicando la tempistica dei numerosi movimenti politici a cui siamo stati abituati negli ultimi anni. Come gli altri è stato veloce a nascere, vedremo se sarà altrettanto rapido a tramontare. Costole del movimento, al momento si contano circa 150 ‘Team Vannacci’. Devono avere un minimo di dieci tesserati – i cui i nomi rimangono anonimi. Quel che è chiaro tuttavia è che qui non ci si «limita a fare testimonianza o protesta, ma a costruire una presenza viva ed incisiva sul territorio».
