Distoglievano dai canali commerciali aziendali ingenti quantitativi di tabacco consegnandoli a contrabbandieri di Avezzano (L’Aquila) che poi li trasformavano in sigarette e tabacco trinciato. Sono tre gli umbri indagati, tra cui un 58enne di San Giustino destinatario della misura della custodia cautelare in carcere, finiti nella rete dei finanzieri di Rieti che, coordinati dalla procura di Avezzano, hanno smantellato un’associazione a delinquere attiva nella provincia abruzzese, ma capeggiata da soggetti e società operanti nel settore tabacchicolo del comprensorio di Città di Castello e Avellino. I riscontri investigativi hanno permesso al gip di Avezzano di arrestare quattro persone, due portate in carcere, tra cui il 58enne umbro, e altrettante ai domiciliari, mentre a carico di altre otto persone è scattato l’obbligo di firma, tra loro anche due umbri. Nei blitz compiuti dagli investigatori sono stati sequestrati quasi 8 tonnellate tra melassa, sigarette e tabacco trinciato.

Tabacco di contrabbando dall’Umbria L’indagine è nata a Rieti, perché qui i finanzieri hanno appreso dell’esistenza di un canale di rifornimento di sigarette artigianali di contrabbando alimentato a soggetti residenti nella vicina provincia di Avezzano. I successivi accertamenti, coordinati dal pm Maurizio Maria Cerrato, hanno permesso di individuare una fabbrica clandestina di melassa di tabacco per narghilè (c.d. “shisha”), impiegata per produrre decine di tonnellate l’anno di prodotto destinato al mercato nazionale ed estero. Nell’opificio clandestino, allestito con costosi macchinari e dotato di sofisticati sistemi di video sorveglianza, operavano ‘tecnici’ di origine mediorientale.

I numeri dell’operazione Il blitz nella laboratorio dei finanzieri reatini ha permesso di sequestrare circa 3.440 kg di melassa di tabacco per narghilè, per un valore al dettaglio di oltre 3 milioni di euro, altri 400 kg circa di tabacco trinciato e di migliaia di sigarette artigianali già confezionate, nonché macchinari industriali del valore di circa 500 mila euro e prodotti chimici, come glicerina vegetale e sciroppi dolcificanti, per oltre 1.500 kg. L’accisa evasa dall’organizzazione ed allo stato accertata è pari a circa 3,5 milioni di euro, mentre il tabacco consumato “in frode” è pari a oltre 10 tonnellate. I finanzieri e i funzionari dell’Agenzia delle Dogane hanno sequestrato ulteriori 3.600 kg di tabacco lavorato e non sottoposto ad accisa, rinvenuti presso una delle aziende coinvolte nell’indagine.

Questo contenuto è libero e gratuito per tutti ma è stato realizzato anche grazie al contributo di chi ci ha sostenuti perché crede in una informazione accurata al servizio della nostra comunità. Se puoi fai la tua parte. Sostienici

Accettiamo pagamenti tramite carta di credito o Bonifico SEPA. Per donare inserisci l’importo, clicca il bottone Dona, scegli una modalità di pagamento e completa la procedura fornendo i dati richiesti.