di Barbara Maccari

Il gup del tribunale dei minori di Ancona, Antonella Marrone, ha emesso la sentenza a carico dei tre ragazzi tifernati accusati di violenza ai danni di una minore di Sant’Ippolito di Fano durante i festeggiamenti della notte bianca, il 25 giugno del 2011. Uno dei ragazzi, che aveva chiesto il rito abbreviato, è stato condannato a due anni (pena sospesa), mentre per gli altri due è stata disposta la sospensione del processo con messa alla prova.

Richieste Dopo due anni di rinvii e di udienze tecniche il processo a carico dei tre ragazzi di Città di Castello ha il suo primo verdetto. Il gup del tribunale dei minorenni di Ancona, Antonella Marrone, ha accettato le istanze da parte dei legali di fiducia dei ragazzi (gli avvocati Giancarlo Viti, Vittorio Betti, Valerio Collesi, Maria Grazia Volo e Leo Mercurio), che chiedevano per uno dei loro assistiti il rito abbreviato, per gli altri due l’affidamento in prova.

Condanna L’udienza del rito abbreviato è stata discussa nella stessa mattinata di mercoledì 4 dicembre e il giudice Antonella Marrone ha condannato uno dei ragazzi a 2 anni (pena sospesa). «Il giudice si è preso 90 giorni per scrivere le motivazioni della sentenza – ha detto l’avvocato Vittorio Betti – quando le avremo lette presenteremo appello perché non la riteniamo giusta».

Messa in prova Per gli altri due il gup ha accettato invece le richiesta degli avvocati difensori di messa alla prova: i due in pratica verranno seguiti per un anno e mezzo dagli assistenti sociali che valuteranno il loro comportamento per poi eventualmente rinviarli a giudizio in caso di valutazione negativa. In caso contrario le accuse saranno cancellate. Tutti e tre i ragazzi erano presenti in aula, mentre per la ragazza c’erano i genitori.

Risarcimento Soddisfatto invece il legale della ragazza di Sant’Ippolito di Fano, Enrico Cipriani: «La condanna di oggi conferma la credibilità della vicenda raccontata dalla mia cliente e il conseguente impianto accusatorio: in quella notte non ci fu niente di consenziente ma uno stupro. Avremmo preferito la messa alla prova per tutti e tre i ragazzi anziché la condanna, ma va bene così. I due ragazzi hanno pattuito inoltre un risarcimento con la famiglia della mia assistita, importo sul quale esiste un patto di riservatezza. L’aspetto economico è secondario in questa vicenda, ma conferma la veridicità della nostra tesi. La ragazza non è mai stata presente in aula, tranne che per l’incidente probatorio, abbiamo deciso di tutelarla e di non esporla durante il processo».

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