Dopo una settimana di indagini il giudice ha deciso: sono stati arrestati sabato mattina alle 7 dai carabinieri di Fano i tre minorenni di Città di Castello che sabato scorso, durante la notte bianca di Fano (Pesaro), avrebbero violentato una ragazzina di 15 anni del Fanese.
La decisione La procura dei minori di Ancona, dopo aver esaminato gli atti e aver ascoltato a più riprese la giovane vittima, ha chiesto e ottenuto i provvedimenti restrittivi dal gip per il pericolo di reiterazione del reato. I tre giovani, tutti diciassettenni, studenti, sono stati portati in tre carceri diversi: a Napoli, Bari e Firenze. Secondo la denuncia della giovane, i tre ragazzi avrebbero abusato di lei per circa mezz’ora sulla massicciata della ferrovia, in un angolo di spiaggia buia, minacciandola poi di non rivelare nulla di quanto accaduto. Gli avvocati dei tre avevano respinto le accuse affermando che l”incontro sessuale c’era stato ma con il consenso della ragazza. La vittima invece ha sempre negato questa versione, peraltro confutata anche dalle ecchimosi riscontrate su varie parti del corpo e dal suo racconto ritenuto congruo e pienamente attendibile dagli inquirenti.
Lei si sentì male e loro non la soccorsero Inoltre, trapela dagli ambienti investigativi che la ragazza si sarebbe sentita male quando ancora loro tre si trovavano con lei. Ebbene, secondo il racconto della minore, non solo non l’avrebbero aiutata, ma, come già emerso in precedenza, l’avrebbero minacciata e si sarebbero allontanati lasciandola sul greto della ferrovia. Se fosse stata consenziente, perché non soccorrere una persona con cui hai da poco avuto un rapporto?
Modello educativo che lascia perplessi Il gip del tribunale dei minori ha confermato la presenza di «gravi indizi» a carico dei tre diciassettenni, esprimendo «viva perplessità per il modello educativo in materia sessuale introitato dai ragazzi», che «sembrano vivere come normale ed adeguata la sessualità “rapace” descritta senza neppure mostrare di aver compreso il disvalore sociale delle loro condotte».
Il magistrato, neutralizzare spinte antisociali Oltre al pericolo di reiteraizone del reato, per il pubblico ministero della procura dei minori di Ancona, c’è l’esigenza di «neutralizzare spinte antisociali degli indagati e avviarli verso un percorso di cambiamento e responsabilizzazione che consenta loro di maturare e di introitare modelli relazionali diversi, improntati al rispetto dell’altrui persona».
La difesa: ha prevalso l’emotività Da parte della difesa opposte riflessioni. «E’ una ordinanza che pesantemente risente della componente emotiva», afferma l’avvocato Giancarlo Viti, difensore di uno dei minorenni arrestati. Per il legale «solo così può giustificarsi l’aver accreditato sul piano indiziario le dichiarazioni della persona offesa pur in presenza di manifeste incongruenze logiche e contraddizioni risultanti dal testo dello stesso provvedimento, nel quale si riportano due distinte ricostruzioni dalla stessa persona offesa offerte a distanza di ore, tra loro significativamente diverse e di assoluta incompatibilita». «Ciò allorquando, peraltro – sostiene ancora Viti -, altri soggetti presenti, hanno fornito informazioni del tutto diverse ed indicative della assoluta estraneità del minore da me assistito. Informazioni delle quali non si rinviene però traccia in motivazione della ordinanza ed allora rimane da verificare se il gip ha omesso di prenderle in considerazione e ciò sarebbe grave, ovvero il pm ha omesso di trasmetterle ed allora sarebbe ancor più grave. Amareggia poi il dover constatare che a fronte di un minore non solo incensurato ma fin qui di specchiato comportamento ed appartenente a famiglia di abitudini e costumi irreprensibili, il gip abbia disposto la misura della custodia in carcere di assoluta straordinarietà soprattutto nel rito minorile, quando la unica e peraltro insussistente esigenza individuata nel pericolo di reiterazione del reato, poteva e doveva essere presidiata con altra misura molto meno afflittiva quale ad esempio quella degli arresti domiciliari. Oggi stesso – ha concluso l”avvocato Viti – predisporrò la richiesta di riesame».
Sindaco angosciato «Un fatto che ha creato grande apprensione nella nostra comunità, e che stamani, dopo gli arresti dei tre ragazzi, ci rende tutti più che mai angosciati». Parla così il sindaco di Città di Castello, Luciano Bacchetta. «Conosco i ragazzi e conosco le loro famiglie – tiene a ribadire – e sottolineo che sono tutte famiglie veramente perbene. E questo aumenta ancora di più il nostro sconcerto di fronte a questa vicenda, rispetto ai cui sviluppi giudiziari non possiamo che ribadire la massima fiducia nell’operato della magistratura».

