Giovanni Paciullo è il nuovo rettore della Stranieri (foto Umbria24)

di Antioco Fois

C’era il rettore in persona a rappresentare l’Università per Stranieri in aula e a chiedere di avere un ruolo nel processo come parte offesa. All’udienza preliminare per la morte di Cheng Shang, la 19enne cinese morta nell’agosto del 2013 a Monte del Lago, Perugia, Giovanni Paciullo ha ottenuto dal gup la costituzione di parte civile dell’ateneo di piazza Grimana. Così come la famiglia della studentessa, rappresentata dall’avvocato Luca Maori, ammessa al procedimento. Ma se i parenti della vittima hanno già chiesto un risarcimento di 2 milioni e mezzo di euro all’unico indagato, quella della Stranieri sarà quasi una partecipazione «bianca», come parte lesa per la morte della studentessa, ma con una richiesta di risarcimento pecuniario che si preannuncia più contenuta di quella presentata dai familiari di Cheng. Un atto di difesa dei propri iscritti, per il rettore Paciullo, che ribadisce come la vicenda abbia comunque costituito «un danno per l’Ateneo». «La nostra presenza al processo – ha continuato il ‘magnifico’ – vuole rappresentare il collegamento dell’Università per Stranieri con i suoi studenti, per un delitto che sentiamo come un’offesa all’Ateneo, che ci ha riguardato direttamente». La difesa di Lorenzo Perrone, accusato di violenza sessuale aggravata, morte in conseguenza di altro reato e occultamento di cadavere, ha invece giocato la carta del rito abbreviato, chiedendo di giudicare il 40enne fiorentino allo stato degli atti e con uno sconto di un terzo dell’eventuale pena.

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La tragica sera Perrone aveva trascorso con Cheng quella tragica sera del 13 luglio, era presente negli ultimi minuti di vita della ragazza. Dopo averla conosciuta in chat la aveva portata al lago e le aveva fornito della droga. Mdma, ecstasy diluita in una bottiglietta di plastica. Lorenzo Perrone, trovato dagli uomini del reparto operativo dei carabinieri di Perugia, dopo che le amiche della giovanissima vittima avevano fornito elementi per rintracciarlo, ha sempre sostenuto che la ragazza ha assunto coscientemente la droga. Perché voleva provarla. E che poi si sarebbe sentita male subito dopo.

La droga per il sesso Secondo l’accusa il 40enne avrebbe, invece, «acquistato un quantitativo imprecisato di Mdma, e averlo ceduto a Sheng Chang in concentrazioni tali da ingenerare intossicazione acuta mortale. Con l’aggravante di aver commesso il fatto al fine di indurla a subire, in condizione di inferiorità fisica e psichica, energiche violenze sessuali». Il pm Masimo Casucci accusa l’uomo anche di morte in conseguenza di altro reato perché «quale conseguenza non voluta dal colpevole ma comunque ipotizzabile in base ai comuni parametri della scienza medica e delle conoscenze medie in materia di sosteniblità di sostanze stupefacenti da parte della ragazza, 19enne e non abituata all’uso sistematico e in quantità considerevoli di sostanze stupefacenti, la morte della stessa Cheng Shang, per miocardio-tossicità acuta da assunzione di Mdma in dose letale aggravata dall’incremento della produzione di catecolamine derivante dalla attività sessuale indotta». Infine Perrone, avrebbe «occultato il cadavere di Sheng Chang nel sottobosco prospiciente il parcheggio della spiaggia Albaia». L’udienza è stata aggiornata al 28 aprile, quando il gup si pronuncerà sulla richiesta di rito abbreviato presentata dall’accusato.

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