«Che si tratti di un infortunio o un malore non fa differenza: non si può continuare a morire per lavoro». Così in una nota Silvia Cascianelli (Filt-Cgil), Valerio Natili (Fisascat-Cisl) e Stefano Cecchetti (Uil-Trasporti) a seguito della morte avvenuta domenica scorsa nella sede logistica di Eurospin a Magione dove ha perso la vita un lavoratore di 56 anni, affetto da alcuni problemi di salute pregressi e dipendente della cooperativa Servizi associati di Perugia. Sul posto, questo è stato ricostruito, sono intervenuti sia il personale sanitario del 118 di Magione che i carabinieri della stazione locale, ma purtroppo per il 56enne non c’è stato nulla da fare, col malore che gli ha tolto la vita all’interno del magazzino. «Ci addolora venire a conoscenza della perdita di una vita in ambito lavorativo: quanto successo domenica pomeriggio pone ancora l’accento sul tema della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro» scrivono Cascianelli, Natili e Cecchetti, secondo cui è «troppo assurdo lasciare la famiglia, alla quale va tutto il nostro cordoglio, per recarsi al lavoro per la sopravvivenza giornaliera e non fare più ritorno».
A intervenire martedì sono anche le segreterie Filcams-Cgil Perugia, Fisascat-Cisl Umbria e Uiltucs-Umbria, che parlano di un «grave episodio», segnalando come «quasi un anno fa sia stato chiesto a Usl 1, Usl 2 e Ispettorato del lavoro di avviare una fase ispettiva per verificare le condizioni di lavoro nell’azienda, sulle quali erano arrivate diverse segnalazioni di irregolarità: l’ispezione delle Usl è ancora in corso, mentre dall’Ispettorato del lavoro non abbiamo avuto riscontro». Le segreterie delle tre sigle spiegano poi che a Magione si è verificato «un malore per patologie pregresse e la Usl farà i suoi controlli per verificare eventuali prescrizioni mediche per il lavoratore e il relativo rispetto». I sindacalisti di Filcams-Cgil Perugia, Fisascat-Cisl Umbria e Uiltucs-Umbria, infine, «esprimono sconcerto sul fatto che una volta accertato il decesso non si sia fermata la lavorazione nel sito coinvolto: occorre accendere un faro questo settore, che appare sempre complesso da affrontare, per capire dove inizia la responsabilità di un’azienda e dove inizia quella dell’altra, perché non possiamo sacrificare la salute, il benessere e la sicurezza dei lavoratori e delle lavoratrici sull’altare della grande distribuzione alimentare, che è un settore enorme, coinvolge moltissimi lavoratori e le aziende con il più alto utile in Umbria».
