di Ivano Porfiri

Ha usato non uno, ma tre coltelli, Maurilio Palmerini per compiere la sua strage. Voleva farla finita con la vita, insieme a tutta la sua famiglia, compresa la moglie Katarzyna (conosciuta da tutti come Katarina), che è riuscita a scamparla per pochissimo. Condannati a una morte brutale, invece, Hubert di 13 anni e Giulia di 8. Ora tutto il paese di Vaiano li piange, prega per loro e tanti si chiedono se sarebbe stato possibile fare qualcosa di più per salvarli.

VIDEO: ECCO CHI L’HA VISTO LANCIARSI NEL POZZO

Katarina sotto choc La 48enne si trova ricoverata nel reparto di psichiatria del Santa Maria della Misericordia di Perugia sotto choc. Le ferite nel volto le sono state suturate, quelle nell’anima no. Viene controllata a vista dagli infermieri, per paura che possa compiere qualche gesto inconsulto. Intanto le salme dei suoi due bambini sono a pochi metri da lei, nell’Istituto di medicina legale, in attesa che venga eseguita l’autopsia, con molta probabilità lunedì.

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Le indagini L’esame autoptico dirà con precisione quanti colpi (e con quali dei coltelli sequestrati e trovati sporchi di sangue) siano stati inferti da Maurilio a Hubert e Giulia, ma anche cosa aveva nel sangue il 58enne. Se, cioè, aveva assunto una particolare dose dei medicinali con cui i dottori tenevano a bada la sua depressione. I carabinieri coordinati dal sostituto procuratore Manuela Comodi, stanno poi sentendo tutti i vicini, a partire dalla badante dell’anziana dove ha trovato rifugio Katarina mentre sfuggiva al marito. In attesa di poter ascoltare anche il racconto della stessa 48enne.

Il male che cova Intanto, il giorno dopo la strage compiuta dalla mano di un padre disperato e malato, è l’angoscia il sentimento che prevale in quell’angolo di paradiso incastonato tra il lago Trasimeno e il lago di Chiusi. Verdi colline bramate dai turisti inglesi e scandinavi, dove però può nascondersi il disagio più nero, il dolore più cupo. Tra le 300 anime di Vaiano covava da tempo il dramma di Maurilio. Da quando, si dice in paese, «un socio lo aveva fregato». L’ennesima goccia in un mare di delusioni.

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Dramma partito da lontano Capire l’inspiegabile, unico balsamo in grado di lenire il dolore per un crimine disumano, è quello che si tenta di fare usando la razionalità. Mettendo insieme i pezzi di un puzzle terribile. I disagio del 58enne comincia da lontano, forse dalla delusione delle aspettative di chi lo voleva dottore («andavamo a scuola insieme – racconta Silvano – era un ragazzo intelligente, è perfino andato all’università ma poi non si è laureato»). I genitori, che gli hanno lasciato la casa e i terreni, lo sognavano col camice bianco. Maurilio si è fermato al quarto anno. Poi ha tentato di costruirsi una strada come rappresentante di medicinali.

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Delusione cocente Chi lo ha conosciuto, praticamente tutto il paese gli era affezionato, parla poi a mezza bocca di una «grande delusione». Un affare andato male, qualcuno sussurra «è stato fregato» da una persona di cui si fidava tanto. Lasciato nei guai, grossi guai economici. Intanto l’età avanzava e la gioia della famiglia (Katarina, polacca, di 11 anni più giovane di lui, e i due bellissimi figli Hubert e Giulia) si è trasformata in un peso sempre più grande. Maurilio non riusciva a garantire loro una vita dignitosa.

La malattia Tutti a Vaiano conoscono bene la casa in fondo alla strada contornata dagli ulivi. «Gli davamo una mano, quando c’era un lavoretto chiamavamo Maurilio». Lui li accettava e tirava avanti. I bambini erano amati da tutti. «Andavano al catechismo con i nostri figli – racconta Johnny – due bambini eccezionali». Anche a Natale il paese si era prodigato: aiuti, qualche soldo, il sostegno di parrocchia e Caritas. Ma il 58enne era malato. La testa aveva ceduto sotto il peso delle responsabilità di un padre che non riesce a mantenere la sua famiglia. «Lo curavano – spiega la vicina – ma i dottori sanno solo dare medicine, così ti stordiscono ma il male resta».

Il buio dopo Natale E da Natale Maurilio si era rinchiuso in sé più del solito. «Non si vedeva in giro da un mesetto, anche se di recente aveva lavorato al golf club di Perugia», spiega un paesano. L’ultima goccia, forse, è stato il pignoramento della casa di famiglia. Un colpo che, probabilmente, ha fatto definitivamente spegnere la luce della ragione nell’uomo. E fatto scattare l’interruttore della follia omicida. Clic. E il buio è calato nella testa e nel cuore di un padre.

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