Daniela Crispolti

di Fra. Mar.

14 mesi e 20 giorni di reclusione e otto mesi di reclusione. E’ quanto ha chiesto il pm Massimo Casucci per il medico di base e la dirigente della questura di Perugia che, nell’ambito del processo scaturito dopo la strage del Broletto, hanno chiesto il rito abbreviato. Per gli altri indagati invece, il pm Casucci ha chiesto il rinvio a giudizio. Il gup Luca Semeraro ascolterà la prossima settimana le difese degli indagati e poi deciderà il da farsi.

In aula Intanto, mercoledì mattina, hanno preso la parola anche le parti civili: quindi sia i famigliari di Margherita Peccati e Daniela Crispolti, che quelli del loro killer Andrea Zampi, tramite i loro legali, si sono uniti alle richieste del pm Casucci e hanno quantificato la richiesta risarcitoria. La famiglia Peccati ha chiesto una provvisionale di 500mila euro.

FOTOGALLERY: LE IMMAGINI DELLA TRAGEDIA
L’accusa Andrea Zampi, che dopo aver ucciso Margherita Peccati e Daniela Crispolti si è sparato un colpo in testa, era malato di mente. Ciò nonostante venne in possesso di un regolare porto d’armi per uso sportivo che gli permise di acquistare l’arma con cui mise in atto la strage. Come questo sia avvenuto è stato ricostruito nell’indagine portata avanti dalla stessa polizia, che fin dal primo momento ha messo tutto a disposizione della magistratura. Le cinque persone per cui la procura di Perugia vuole un processo o una condanna, «con condotte colpose – recita il capo d’imputazione -, concorrevano, con apporto causale indipendente, all’omicidio doloso» delle impiegate della Regione e dello stesso Zampi.

Medico consapevole In particolare per l’accusa , il medico di base, difeso dall’avvoacto Franco Libori, «ha attestato falsamente nel certificato anamnesico specificamente volto al rilascio del porto d’armi l’assenza di disturbi mentali, di personalità o comportamentali a carico di Andrea Zampi, pur nella consapevolezza che quest’ultimo fosse seguito da strutture specialistiche per i disturbi mentali». Nello specifico, il medico di base di Zampi, «attestava falsamente l’assenza di disturbi mentali, pur nella consapevolezza che fosse seguito per i disturbi mentali, nonché il mancato uso di sostanze psicotrope pur avendo egli in più occasioni prescritto la somministrazione del Depakin, farmaco rientrante nel piano terapeutico predisposto dal C.S.M. di Perugia per il trattamento della mania correlata ai disturbi bipolari». Al medico vengono anche contestate le accuse di falsità ideologica in certificati commessa da persone esercenti un servizio di pubblica necessità e falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in certificati o in autorizzazioni amministrative.

IDENTIKIT: L’ASSASSINO – LE DUE VITTIME

I poliziotti Mentre gli altri quattro indagati, un dirigente, due funzionari e un agente di polizia,  difesi dagli avvocati Francesco Falcinelli, Rita Urbani e Marco Angelini, sono accusati di non essersi accorti, all’esito del controllo alla Banca dati SDI eseguito da un altro impiegato, della segnalazione di un decreto emesso dalla Prefettura di Perugia di divieto per Zampi di detenere armi e munizioni e predisponeva il rinnovo della licenza e di avergli quindi concesso un regolare porto d’armi con cui lui ha potuto comprare un’arma e poi uccidere due dipendenti della Regione. Gli indagati sono difesi dagli avvocati Franco Libori, Rita Urbani, Francesco Falcinelli, Marco Angelini.

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