di C.F.
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Tutti assolti perché il fatto non sussiste. Il giudice monocratico Delia Anibaldi ha pronunciato la sentenza intorno alle 17.30 scagionando dalle accuse di violazione del Testo unico dell’edilizia formulate dalla procura a carico degli otto imputati del processo ex Fiat, tra cui dipendenti comunali, costruttori e progettisti.
Processo ex Fiat La pronuncia di assoluzione con formula piena è arrivata a margine di un processo complesso che ha visto i periti dell’accusa, rappresentata in aula dal pm Michela Petrini, ma anche quelli della difesa, gli imputati erano assistiti da Luca Maori, Giuseppe Lavatola, Giampaolo Filiani, Maria Enrica Cavalli, Massimo Marcucci e Nerio Zuccaccia, confrontarsi a colpi di interpretazioni normative di profilo urbanistico tra indici di edificabilità e volumetrie.
Come i palazzi della Posterna Un procedimento penale identico a quello dei palazzi della Posterna, noti anche come ‘Ecomostro’, su cui il giudice di primo grado del tribunale di Spoleto aveva emesso una sentenza di condanna, poi annullata dalla Corte d’Appello di Perugia e rispedita dalla Cassazione in Corte d’appello a Firenze per il processo bis, che ha condannato gli imputati per abuso edilizio, assolvendoli dall’accusa di deturpamento delle bellezze naturali.
Assoluzione con formula piena Nel procedimento per il recupero delle officine ex Fiat, che hanno ospitato anche i vigili del fuoco, il nodo era legato al riconoscimento dell’interesse pubblico del progetto e quindi all’indice di edificabilità, oltrepassato per la procura della Repubblica e rispettato per le difese. Nello stabile di via Cacciatori delle Alpi avrebbe dovuto prendere posto un parcheggio multipiano ed edificio polifunzionale. Oggi è arrivata l’assoluzione in primo grado, la procura deciderà il futuro del processo sulla scorta delle motivazioni.
