di Chiara Fabrizi
Due sorgenti secondarie di contaminazione create da altrettanti sversamenti impropri di composti alogenati. E valori di tetracloroetilene (Pce) anche sette volte superiori ai limiti di legge. È questo il risultato della prima parte dell’attività investigativa condotta dai tecnici dell’Arpa sulla contaminazione delle acque sotterranee della città del Festival.
A quattro giorni dall’ordinanza del sindaco Daniele Benedetti con cui è stato disposto il divieto del consumo umano e dell’uso irriguo per una quarantina di pozzi, i tecnici dell’agenzia regionale hanno reso noti i risultati del primo mese di indagine. L’ipotesi avanzata dagli esperti è che all’origine della contaminazione della falda ci siano non uno ma due sorgenti secondarie, vale a dire punto di accumulo nel sottosuolo creatisi a partire dallo sversamento improprio di solventi. E la motivazione sarebbe semplice: «I valori più elevati – si legge nella relazione tecnica – risultano suddivisi spazialmente secondo due diverse modalità tali da suggerire l’ipotesi di due distinte sorgenti secondarie di contaminazione»
LA RELAZIONE TECNICA DELL’ARPA
Contaminazione su due fronti In particolare, prosegue il documento: «Nella area orientale investigata la distribuzione delle concentrazioni più elevate (fino al doppio del consentito, ndr) è al momento riscontrabile a partire dall’area dell’Italmatch all’incrocio con via Visso e verosimilmente al cimitero di San Sabino, ulteriore elemento utile nella comprensione della distribuzione può essere riscontrato nella concentrazione rilevata all’interno della Scuola di polizia di (ex cotonificio)». Ma è sul fronte occidentale dell’area contaminata che si rileva il valore più elevato di Pce, sette volte superiore al limite di legge: «La ricostruzione non è al momento completa – spiega il documento – ma l’area interessa tutta l’area urbana di via Marconi fino all’incrocio con via Romoli (a due passi da Pontebari, ndr)».
43 pozzi analizzate 39 contaminati Complessivamente nel 93% dei pozzi analizzati si sono riscontrati livelli di Pce superiori ai limiti di legge, mentre per il tricloroetilene si è fermato al 31%. Nel 55% dei casi, invece, entrambe i valori sono risultati oltre la soglia fissata dalla normativa. Le indagini dell’Arpa, comunque, proseguiranno in queste ore e nessuno, nonostante le cautele del caso e le difficoltà di previsioni, se la sente di escludere la possibilità di un’ulteriore estensione della zona interessata che, al momento, supera abbondantemente il chilometro quadrato.
