di Chia. Fa.
Scioperano ancora e lo faranno a oltranza gli operai della Ims, ex-Pozzi, da due mesi senza stipendi, da nove in cassa integrazione. All’alba si sono radunati davanti allo stabilimento di Santo Chiodo per reiterare le solite richieste: salari e futuro. Due ore abbondanti di picchetto prima di mettersi in marcia per il centro storico, direzione palazzo comunale. Qui una delegazione di lavoratori, non accompagnata dai sindacati, Ë stata ricevuta dal sindaco Daniele Benedetti e dall’assessore Margherita Lezi.
L’incontro in Comune Ringraziando i lavoratori per la civiltà con cui hanno manifestato il proprio disagio, dopo l’ennesimo ritardo nel pagamento degli stipendi, il sindaco ha tenuto a sottolineare il fatto che quello che più preoccupa, tanto i lavoratori quanto la stessa Amministrazione, è l’assenza di informazioni precise sulle prospettive di rilancio dell’azienda. Un tema questo che dallo scorso agosto, con l’inizio della cassa integrazione ordinaria, E’ stato più volte affrontato sui vari tavoli insieme alla proprietà, alla Regione, alla Provincia, alle organizzazione sindacali, a Sviluppumbria e ai Parlamentari umbri del territorio. Quello che hanno rimarcato i dipendenti della Ims E’ una condizione psicologica, personale e familiare, che impedisce di sopportare il ritardo del pagamento degli stipendi in assenza di prospettive certe. Durante il sit-in il sindaco aveva già ha contattato la Regione e le organizzazioni sindacali di categoria chiedendo la riconvocazione immediata del tavolo di crisi.
Gli impegni del sindaco «Non possiamo più aspettare. Chiederò un incontro con la proprietà – ha detto Benedetti -. Nel giro di dieci giorni, insieme a chi la Regione vorrà mettere a disposizione dell’Amministrazione, verificheremo l’esistenza di prospettive per il rilancio dell’azienda più importante del nostro territorio». Contestualmente il sindaco si è impegnato a verificare l’esatta applicazione dell’accordo sottoscritto dalle organizzazione sindacali per la cassa integrazione ordinaria, nonché il rispetto dei tempi e delle modalità per il pagamento degli stipendi. Tra dieci giorni è previsto un nuovo incontro tra líAmministrazione Comunale e i dipendenti della IMS per fare il punto della situazione.
Presidio permanente A fine giornata i sindacati e la Rsu dello stabilimento in assemblea hanno decretato lo stato di agitazione con presidio permanente che si protrarrà fino al momento in cui l’azienda si renderà disponibile ad un confronto vero sulle problematiche relative alle prospettive industriali e occupazionali e la certezza del pagamento degli stipendi. «Tale incontro – dice una nota – dovrà essere fatto al più presto con i massimi livelli istituzionali della regione e del territorio, richiesta peraltro gi‡ inoltrata. Pertanto verranno effettuate 8 ore di sciopero giornaliero per tutti i turni di lavoro fatte salvo la salvaguardia degli impianti, e a fronte di certezze ci si renderà tutti disponibili a tornare alla normale attività lavorativa. Si è deciso altresì il presidio della portineria tutti i giorni.
«Entrate e vi diamo mezzo stipendio» In mattinata, quando non era ancora spuntato il sole gli operai si sono piazzati davanti ai cancelli della fabbrica. Un centinaio tra padri e madri di famiglia, ma anche molti, moltissimi giovani, uniti dalla paura che ormai da mesi aleggia intorno al polo metallurgico, che con i suoi 300 posti di lavoro rappresenta il polmone industriale del comprensorio. I sindacati non sono al loro fianco e non si sono fatti vedere neanche all’assemblea di giovedì. I lavoratori discutono autonomamente sul da farsi, chiedono la presenza di un dirigente che poco dopo fa capolino illustrando quella che molti hanno apostrofato come «una proposta indecente». L’invito era il seguente: «Entrate in fabbrica e vi versiamo mezzo stipendio».
Fischiati i sindacati La rabbia esplode, urla, schiamazzi. Si torna a ragionare sul da farsi, l’idea è di raggiungere palazzo comunale e chiedere un incontro con il sindaco. Mentre gli operai pianificano il secondo tempo della protesta arriva uno dei tre sindacalisti, Umbro Conti (Uil), prova a dialogare, ma la fiducia per i rappresentanti è venuta meno da tempo, tanto che nessuno lo ascolta e molti lo fischiano. Poco dopo le 9 un serpentone di auto attraversa la città, da Santo Chiodo al centro storico. A piedi gli operai raggiungono palazzo municipio.
«Abbiamo perso il sonno» Mentre attendono di essere ricevuti dal primo cittadino e dall’assessore allo sviluppo economico, raccontano a tutti, dalle forze dell’ordine agli anziani residenti, la paura, la disperazione. «Non dormo più la notte, mi sdraio nel letto e mi scervello su come fare per portare a casa uno stipendio, pagare l’affitto e la tariffa per la mensa scolastica di mia figlia».

