Sei denunce per associazione a delinquere, truffa, tentata estorsione, sostituzione di persona e usurpazione di titolo. Hanno tra 27 e 57 anni e sono tutti residenti tra Milano e Cologno Monzese, i componenti della presunta organizzazione criminale scoperta dai carabinieri di Spoleto che per quattro mesi abbondanti hanno indagato per identificare i protagonisti della truffa che si è consumata più volte tra il 2006 e il 2016 ai danni di un anziano residenti nel piccolo comune di Castel Ritaldi.
Le riviste delle forze dell’ordine In particolare il raggiro è avvenuto undici anni fa con un contatto telefonico quando al pensionato è stato proposto di sottoscrivere un abbonamento a riviste di polizia, carabinieri e vigili del fuoco che ha accettato di buon grado fornendo l’indirizzo di residenza, a cui regolarmente i corrieri espressi hanno consegnato i giornali. L’anno successivo il settantenne viene contattato per il rinnovo dell’abbonamento che rifiuta categoricamente. Nulla di strano se non fosse che dieci anni dopo, ossia nel 2015, il pensionato riceve la telefonata di un fantomatico studio legale che gli comunica l’esposizione di circa 250 euro verso una casa editrice che edita le riviste di Polizia, naturalmente inesistente.
Le ingiunzioni Per ottenere la somma i truffatori spacciatisi per avvocati annunciano un’udienza al tribunale di Roma per l’ingiunzione al pagamento. Inutile dire che nell’anziano ha prevalso la preoccupazione che lo ha spinto a eseguire il bonifico nonostante la convinzione di non aver mai sottoscritto gli abbonamenti. Il secondo tentativo di truffa risale all’ottobre scorso quando la vittima viene nuovamente contattata da un sedicente addetto del tribunale di Roma per un’altra ingiunzione stavolta dal valore di mille euro. Anche in questo caso per convincerlo a pagare viene indicato il fantomatico sconto del 30 per cento in caso di versamento della somma entro 24 ore, dopodiché la presunta organizzazione criminale tempesta di chiamate il poveretto per convincerlo a sborsare la cifra, mentre i toni delle telefonate si fanno sempre più aggressivi, spingendo l’anziano a rivolgersi ai carabinieri.
Ipotesi database delle vittime I militari comprendono subito che il pensionato è vittima di un’articolata truffa e avviano le indagini del caso. Subito viene accertata l’inesistenza di ingiunzioni di pagamento pendenti a suo carico al tribunale di Roma, così come presto si apprende che i vari avvocati e dipendenti del tribunale non erano altro che malintenzionati. La paziente attività di indagine ha permesso di identificare sei persone tra questi italiani e rumeni tutti denunciati per associazione a delinquere finalizzata alla truffa. Secondo gli inquirenti la presunta organizzazione criminale potrebbe anche disporre di un database coi dati personali dei soggetti già truffati.
